Coronavirus, l'epidemiologo Lopalco: "Il 'picco' non è importante, serve evitare nuovi focolai"

Il medico pisano fa il punto sul dibattito pubblico circa la diffusione della malattia

L'epidemiologo Pier Luigi Lopalco, professore ordinario di Igiene dell'Università di Pisa e divulgatore, torna a spiegare la situazione Coronavirus in Italia, affrontando un tema dibattuto: il 'picco' della diffusione della malattia. 

"Vi rovino la discussione e vi sgonfio le aspettative - scrive il medico - chi deve programmare la risposta all'epidemia, del picco se ne può interessare il giusto. E sarebbe la stupidaggine peggiore gridare vittoria al primo segnale di calo dei casi nel Nordest. Il picco epidemico è quella parte della curva dopo la quale inizia la diminuzione dei contagi. Questo ovviamente avviene se di focolaio epidemico ce n'è uno solo. Se infatti dal primo focolaio se ne sono sviluppati altri, con un intervallo variabile si svilupperanno altre curve epidemiche. Tante curve epidemiche una accanto all'altra maschereranno il picco del primo focolaio e sarà difficile osservare un calo nel numero dei casi".

"Morale della favola - conclude l'epidemiologo - non aspettiamo il picco del primo focolaio come un segnale che le cose vadano bene. Bisogna evitare che si accendano altri focolai! In Cina hanno spento la prima ondata dell'epidemia (attenzione, altre arriveranno anche in Cina dopo la ripresa delle attività) con una serie di misure che al confronto la nostra Zona Rossa è un giardino dell'Eden. Non aspettiamoci di ottenere gli stessi risultati. Non dobbiamo dunque aspettare il picco, dobbiamo fare di tutto per allontanarlo ed abbassarlo in altezza".

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