Affittacamere per l'emergenza abitativa, spesa pubblica e sofferenza: "Usiamo i soldi per recuperare le case vuote"

Donne, famiglie in emergenza abitativa raccontano le loro difficoltà, in attesa che si sblocchi la procedura di assegnazione delle abitazioni

La figlia di 4 anni di una madre in affittacamere ancora nel letto con le sbarre

Migliaia di euro spesi dal pubblico per soluzioni abitative provvisorie, anche scomode, nella speranza di un alloggio stabile. Dopo il presidio di mercoledì alla Società della Salute, stamani 31 maggio una nuova denuncia arriva da chi questa situazione la sta vivendo. E' un caso, quello degli affittacamere usati per l'emergenza abitativa, già segnalato dai sindacati inquilini, ma che ora si aggrava considerati i ritardi della procedura di assegnazione degli alloggi Erp. Oltre alle ordinarie difficoltà infatti le famiglie coinvolte ora non vedono prospettive di risoluzione per i loro problemi. 

L'aspetto dell'uso delle risorse pubbliche è quello su cui da anni è impegnato il comitato di quartiere di Sant'Ermete. "Si spendono in media circa 40 euro al giorno per un'affittacamere in emergenza abitativa - spiegano gli attivisti - soldi che vengono così 'persi', perché finito il servizio si è arricchito solo l'affittacamere, che fa il suo lavoro. Se le risorse fossero invece rivolte all'autorecupero degli alloggi vuoti e lasciati al degrado, si potrebbero dare soluzioni più dignitose, a lungo termine, e vantaggiose per il Comune, perché si ritroverebbe poi degli immobili sistemati. Ne abbiamo censiti 30 a Sant'Ermete, adatti per piccoli nuclei familiari. Ma nel pisano sono circa 250". 

Jessica ad esempio, giovane madre di una bimba di 4 anni e due gemelli di due mesi, vive da due mesi con tutta la famiglia in un affittacamere. "Ho fatto domanda per la casa e sono in attesa della graduatoria in questa situazione dove abbiamo problemi di muffa, c'è umido, la lavatrice perde acqua e ogni volta si allaga tutto, c'è un solo armadio. La bimba di 4 anni dorme nel letto con le sbarre che non è più adatto. Ho partorito da poco e non posso ospitare nessuno, nemmeno per aiutarmi". 

Un'altra giovane mamma, Melina, ha 3 figli di cui uno disabile ed è in un affittacamere da 30 mesi. Una situazione quindi cronica e dispendiosa. "Stiamo molto a casa per la nostra situazione - racconta - e capita che i turisti, che intanto alloggiano nella stessa struttura dove siamo noi, bussino lamentandosi del rumore che fanno i bambini quando giocano. Ma non possiamo farci niente". Maria Rosa invece ha 65 anni, è sola: "La casa dove vivevo è stata dichiarata inagibile e sono stata sistemata da 3 mesi circa in una camera, una soffitta. Non ho finestre, la cucina è inservibile e non posso farmi da mangiare, vado avanti a panini. Non ho la lavatrice. E' una situazione pesante, anche psicologicamente". 

"Le famiglie in queste condizioni vanno dalle 30 alle 50 unità - concludono gli attivisti di Sant'Ermete - è quindi facile capire quante decine di migliaia di euro vengono spesi in questo modo. E resta anche da capire con che criterio e sistema vengono gestiti gli affittacamere da destinare all'emergenza abitativa. E' assurdo: si diano risposte ai cittadini in difficoltà, è questo il lavoro della Società della Salute e del Comune, non c'entra la politica. Si recuperino gli alloggi abbandonati". 

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