L'annuncio sulla bacheca dell'Università: "Affitto una stanza, ma solo agli italiani"

La proprietaria di casa si è giustificata dicendo che "gli stranieri hanno esigenze diverse"

Foto d'archivio

"Affittasi camera singola con cucina, bagno e lavatrice, a 200 metri dal Cnr, solo a maschi italiani". E' questo l'annuncio, destinato a far discutere, apparso sulla bacheca del Polo didattico delle Piagge dell’Università di Pisa e notato da una ex studentessa dell’ateneo, intervistata da Repubblica.it Firenze. "Quando ho letto quelle parole - ha spiegato al quotidiano Rosalinda, questo il nome della ragazza - non volevo credere ai miei occhi. Si tratta di una vera e propria discriminazione ed è molto triste leggere frasi come questa nella città che mi ha ospitata per otto anni".

La giornalista di Repubblica.it ha quindi chiamato il numero indicato sull'annuncio. Al telefono ha risposto la proprietaria dell'appartamento. "La camera è ancora libera e nell'appartamento ci sono altri due ragazzi. Uno di loro è qui da diversi anni e vorremmo affittare a un altro maschio". Alla domanda sul perchè affittare solo ad italiani la donna ha risposto: "Siamo tutti uguali, ma insomma, credo che gli inquilini, che sono italiani, si trovino meglio con altri italiani. Gli stranieri hanno delle esigenze diverse". Una scelta di convinzione, senza nessuna esperienza negativa passata alle spalle. "No, la verità è che per scelta ho sempre affittato solo a italiani".

A stigmatizzare l'accaduto è Una Città in Comune. "Non si può permettere - scrive in una nota Ucic - che sulla bacheca dell’Università di Pisa, si possa impunemente affiggere un cartello che offende un principio irrinunciabile, cioè il rispetto della dignità umana. In questo luogo non ci può essere posto per nessuna forma di discriminazione. È chiaro che la campagna di odio e di intolleranza verso le diversità, promossa dai partiti oggi al governo può far sembrare legittimi comportamenti che sono, invece, da rigettare con forza, in particolare, nel luogo dedicato alla promozione della cultura e della conoscenza. Chiediamo pertanto che gli stessi organi accademici stigmatizzino l’episodio".  

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