Sgominata banda di 'pendolari' del furto: colpi anche nel pisano

Sono 29 i furti che vengono attribuiti alle dodici persone finite in manette. Spesso colpivano mentre i padroni di casa erano a letto

Sono almeno 29 i furti messi a segno in tutta la Toscana, e anche in provincia di Pisa, dal gruppo composto da 12 cittadini albanesi di età compresa tra i 20 e i 47 anni, molti dei quali già noti alle forze dell’ordine, arrestati ieri mattina, lunedì 11 febbraio, tra Firenze, Pontassieve, Calenzano e Marina di Massa, dalla Squadra Mobile di Firenze. Le ordinanze di custodia cautelare (11 in carcere e 1 ai domiciliari) sono state emesse dal giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Firenze, agli esiti di una complessa attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Firenze diretta dal procuratore capo dr. Giuseppe Creazzo.

La Squadra Mobile fiorentina stava lavorando proprio su una serie di colpi in appartamento quando, la scorsa estate, è arrivato un importante punto di svolta nelle indagini: un’auto rubata durante un furto in abitazione era stata ritrovata nella periferia cittadina con all’interno un telefono cellulare - anch’esso provento furto - verosimilmente dimenticato in carica da uno degli indagati.
I successivi approfondimenti investigativi, supportati da complesse e sofisticate attività tecniche, hanno consentito di acquisire gravi elementi indiziari a carico di un gruppo criminale, composto da giovani cittadini albanesi, ritenuti responsabili appunto di almeno 29 furti in abitazione messi a segno in diversi comuni toscani tra i quali Lastra a Signa, Signa, Pontedera, Pontassieve, Rosignano Marittima, Cecina, Castagneto Carducci, Cascina, San Miniato, Pistoia, Poggibonsi e Montelupo Fiorentino, nonché di 14 episodi di ricettazione di preziosi o dispositivi cellulari provento di reato.
Gli inquirenti non escludono tuttavia che gli indagati possano essere coinvolti anche in altri analoghi episodi, per i quali sono in corso accertamenti.

La banda in azione: il video

Secondo quanto emerso nelle indagini, le 12 persone destinatarie della misura cautelare avrebbero adottato diverse accortezze per riuscire a farla franca, dimostrando così una consolidata tecnica criminale riscontrata in diversi episodi: i giovani cittadini albanesi, ad esempio, non si spostavano mai a bordo di auto o mezzi a loro intestati o abitualmente in uso ma raggiungevano le zone da 'razziare' spostandosi in treno o in autobus, parzialmente travisati e con guanti sempre calzati, cercando di lasciare così meno tracce possibili del loro passaggio. Altra accortezza adottata di frequente era quella di spegnere il cellulare prima di entrare in azione, mentre altri lo lasciavano appositamente acceso nella loro 'abitazione' abusiva o di fortuna.
Una volta raggiunti gli obiettivi prescelti, i malviventi operavano mentre i padroni di casa dormivano, approfittando spesso delle finestre lasciate aperte durante le torride notti estive. In altre occasioni i ladri hanno anche forzato porte e finestre, raggiunte talvolta arrampicandosi su pareti e grondaie. I colpi, nella quasi totalità dei casi, si sono consumati alla presenza delle ignare vittime che, al risveglio, non hanno potuto far altro che constatare l’amara sorpresa.
Non sono mancati episodi in cui i colpi non si sono limitati solo a quanto contenuto all’interno degli appartamenti saccheggiati: spesso, quando saltavano fuori chiavi di un’autovettura i ladri se ne appropriavano per rientrare rapidamente alla base, probabilmente consapevoli del fatto che almeno per qualche ora, vale a dire fino al risveglio delle ignare vittime, l’auto rubata non sarebbe stata segnalata “tra quelle da ricercare” dalle forze di Polizia.

Le indagini della Sezione Reati contro il Patrimonio della Squadra Mobile avevano inoltre già portato all’identificazione e al fermo di indiziato di delitto di due degli indagati, trovati in possesso, lo scorso settembre, di oggetti preziosi e cellulari di provenienza furtiva.

Tra gli arrestati figurano anche il sospetto ricettatore seriale del gruppo, nonché una donna che, all’occorrenza, veniva chiamata per recuperare i ladri rimasti sprovvisti di altri mezzi per fare rientro.


 

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