Traffico internazionale di cocaina: 10 arresti e 134 kg di droga sequestrata

L'operazione è stata condotta da Carabinieri di Livorno e dalla Guardia di Finanza di Pisa. Sequestrato il carico di polvere bianca arrivato nel porto labronico dal Sud America

Brillante operazione condotta dal Reparto Operativo – Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Livorno e dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Pisa che hanno dato esecuzione a dieci ordinanze di custodia cautelare e due misure interdittive emesse dal gip del Tribunale di Firenze su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Firenze, per traffico internazionale di sostanze stupefacenti. L’operazione, denominata 'Akuarius 2', ha consentito di individuare e disarticolare un'organizzazione criminale e di sequestrare oltre 134 kg di cocaina.

L’indagine trae origine dall’esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare del giugno 2016 a conclusione dell’operazione 'Akuarius', operazione che aveva portato in carcere, tra gli altri, i responsabili dell’omicidio di Giuseppe Raucci, ucciso a Tirrenia il 9 dicembre 2015, e la cui salma venne poi rinvenuta la mattina del giorno successivo in un parcheggio vicino all’uscita della superstrada a Ginestra Fiorentina (Firenze).

Dopo gli arresti l'attenzione degli inquirenti si è concentrata su uno dei destinatari dei provvedimenti cautelari, sottoposto ai domiciliari.

Lo sviluppo dell’attività investigativa aveva accertato la presenza di una stabile organizzazione, con sede a Livorno, denominata Gruppo 'Pesci' che operava nel Porto di Livorno. L’organizzazione si occupava di tutta la parte logistica ed organizzativa delle importazioni di sostanza stupefacente imbarcata su navi provenienti dal Sud America, provvedendo, con la necessaria partecipazione di personale portuale, tra cui alcune guardie giurate, di far uscire fuori dagli spazi doganali la droga, senza particolari intoppi. Gli inquirenti sospettavano che a capo dell'organizzazione ci fosse appunto D.R., soggetto sottoposto agli arresti domiciliari nell’ambito dell’operazione 'Akuarius 1', l’unico in grado di interloquire, da pari, con i rappresentanti delle cosche calabresi in Toscana.

Le indagini hanno poi permesso di accertare che lo stesso D.R. era al soldo delle cosche di Reggio Calabria, pagato mensilmente 20.000 euro, allo scopo di mettere a disposizione la propria organizzazione, pronta ad entrare in azione, appena un nuovo carico di cocaina fosse entrato in darsena a Livorno, con il compito di recuperare il carico di droga dal container sbarcato e farlo poi uscire dal porto labronico. Al pagamento mensile si aggiungeva una percentuale del 5% della sostanza stupefacente recuperata.

Da subito i filmati delle telecamere posizionate da Guardia di Finanza e Carabinieri nei pressi dell’abitazione del capo dei 'Pesci' hanno permesso di monitorare numerosi incontri che lo stesso aveva giornalmente con i componenti dell’organizzazione.

La svolta dell’indagine si ebbe quando furono monitorati gli incontri che il 'capo' aveva avuto con alcuni soggetti, che poi verranno identificati come i rappresentanti delle cosche di ‘ndrangheta in Toscana, presso il cimitero dei Lupi di Livorno.
A fine luglio 2016 Carabinieri e Guardia di Firenze scoprono poi l'arrivo a settembre di un grosso carico di cocaina dal Sud America
.

Da quel momento e nei tre mesi prima dell’arrivo della nave Erato, il 'capo' dei Pesci si attiva per organizzare il recupero della droga. Per poter realizzare il disegno il container verrà posato sul piazzale della Darsena Toscana, in modo tale da poter eludere tutti i controlli ed evitare i rischi al momento in cui verrà consegnato nelle mani dell’ndragheta. Insieme ai suoi più stretti collaboratori, D.R. analizza così la situazione e struttura un piano, assegnando i ruoli a ciascun consociato, munendosi del materiale necessario, come telefoni 'vergini' con intestatari fittizi e autovetture 'pulite', e individuando i complici all’interno del porto che dovevano intercettare il container e  posizionarlo sul piazzale nel luogo e nella posizione più idonea ad agevolarne l’individuazione e l’apertura da parte degli addetti alla fase operativa per il recupero dello stupefacente. D.R. poteva contare su una fitta rete di conoscenze e di relazioni nell’ambiente portuale, personale che adeguatamente pagato opera all’interno del piazzale seguendo le indicazioni ricevute. Una volta individuata la droga per assicurarne il libero passaggio, attraverso il varco presidiato in ore notturne dai soli vigili giurati, viene atteso il turno di due 'infedeli' i quali, dietro lauto compenso, garantiscono il transito dell’autovettura utilizzata dal commando per introdursi nel porto, prelevare la sostanza stupefacente ed uscire senza alcun controllo.

Il 10 settembre tutto è pronto e gli inquirenti ne hanno certezza a seguito della captazione di un messaggio in codice mandato dai Pesci ai Calabresi: “se autorizzate ad andare, dove te la porto la bimba?”, "io non ho dubbi, ho solo certezze fratello, dimmi dove ti porto la bimba". A questo punto tutto avviene come stabilito, anche se i criminali non sanno di essere osservati da Carabinieri e Guardia di Finanza, opportunatamente mimetizzati nell'area del porto.

I militari intervengono poi nei pressi dell'abitazione di D.R., dove la droga doveva essere trasportata. Tre uomini a bordo dell'auto in arrivo dal porto vengono arrestati e vengono sequestrati 134 kg di cocaina trasportati nel bagagliaio, droga suddivisa in 120 panetti, contenuti in 5 grossi zaini.
I panetti, una volta immessi sul mercato, avrebbero fruttato all’organizzazione ‘ndranghetista, una cifra pari a circa 5 milioni di euro.

Le successive indagini hanno consentito agli investigatori di individuare tutti gli appartenenti al Gruppo 'Pesci' e di attribuire il ruolo svolto da ciascuno nell’organizzazione.

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