Gettò un marinaio irregolare in mare per evitare i controlli: arrestato comandante di un peschereccio

Aveva messo in piedi una vera e propria catena di sfruttamento di lavoratori abusivi costretti a turni massacranti per pochi soldi

Per evitare i controlli della Guardia Costiera non esitò a gettare in mare un extracomunitario, che aveva arruolato abusivamente, proprio di fronte al tratto di mare di Calambrone, sul litorale pisano. A finire nei guai A.C., 46enne livornese, comandante di un peschereccio.

'Violenza privata', 'violenza o minaccia per costringere a commettere un reato' e 'sfruttamento del lavoro' (cosiddetto 'caporalato') sono infatti i reati che la Procura di Livorno contesta all'uomo, arrestato dai Carabinieri del Comando Provinciale e dalla Guardia Costiera di Livorno.
I militari dei due Comandi labronici hanno infatti dato esecuzione questa mattina, 5 dicembre, ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Livorno, su richiesta del pm Fiorenza Marrara, a conclusione dell’indagine denominata 'Catene', attendendo il rientro dalla battuta di pesca del pescatore, ormeggiatosi con l’imbarcazione presso l’abituale posto in banchina in darsena vecchia a Livorno.

L’indagine era iniziata dal salvataggio in mare, nel tardo pomeriggio dell’8 giugno del 2016, di un cittadino senegalese nello specchio acqueo di Calambrone a qualche centinaio di metri dalla costa. L’uomo, salvato da un bagnino che si era accorto di lui vedendolo annaspare nell’acqua, nella circostanza raccontò allo stesso assistente bagnanti che, per paura di un controllo della Guardia Costiera, che in quel momento stava effettuando perlustrazioni della costa, il comandante di un peschereccio, per il quale lavorava in maniera irregolare, lo aveva spinto in mare, pur consapevole che non sapesse nuotare. Dopo il racconto il cittadino extracomunitario si era dileguato facendo perdere le proprie tracce.

Le iniziali indagini, condotte dalla Guardia Costiera, che nell’occasione era giunta poco dopo sul posto raccogliendo le dichiarazioni del bagnino e di alcuni testimoni, avevano consentito di riscontrare come veritiero quanto dichiarato dall’immigrato e, grazie ai successivi accertamenti, di identificare il responsabile del gesto.

Il 46enne livornese, nei giorni successivi, avendo saputo che il cittadino senegalese era stato convocato dalla Guardia Costiera per rendere dichiarazioni su quanto accaduto, lo aveva anche minacciato ripetutamente per costringerlo a non dire la verità.
Le ulteriori indagini, svolte dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri e dalla Guardia Costiera, avevano poi fatto emergere il modus operandi del pescatore che aveva messo in piedi una catena di sfruttamento non solo del senegalese, ma anche di altri cittadini extracomunitari, per lo svolgimento di varie mansioni a bordo della sua imbarcazione. Si trattava di persone che, avendo necessità di lavorare, venivano costrette a turni massacranti, per un compenso di 10 euro a volta ed una modesta quantità di pesce. I lavoratori venivano inoltre offesi ripetutamente quando non eseguivano a dovere gli ordini.

Una volta arrestato, l’indagato è stato condotto in caserma per l’identificazione formale da parte dei Carabinieri e della Guardia Costiera per la successiva applicazione delle misure cautelari disposte dal G.I.P. di Livorno.

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