Bancarelle di Piazza Duomo, gli esercenti: "Siamo allo stremo, il Comune ci risponda"

Gli operatori vogliono un confronto concreto: "In 4 anni abbiamo chiesto tante volte un tavolo di trattativa, mai ottenuto. Qual è la volontà politica dell'amministrazione?"

Bancarelle in Piazza Duomo subito, anche provvisoriamente, per poi trovare una soluzione condivisa di prospettiva per gli operatori che da 4 anni lavorano con grandi difficoltà in Piazza Manin. Gli esercenti, in una partecipata riunione al Bar Duomo oggi 5 giugno, tornano a chiedere all'amministrazione comunale una presa di posizione chiara, con l'apertura di un tavolo di lavoro per fissare tempi e metodi per superare la situazione di stallo, che alla fine grava economicamente sulle spalle delle 44 famiglie di bancarellai.

"L'ultimo episodio di furto è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso - esordisce il vicepresidente della Commissione del mercato del Duomo Stefano Perini - sono 4 anni che sentiamo notizie, smentite e contraddizioni. Nonostante le nostre richieste, non siamo mai stati invitati ad un incontro del Comitato interistituzionale per il decoro o di altri enti per decidere del nostro destino: tutti parlano con tutti, ma nessuno viene a sentire il diretto interessato".

La posizione di Piazza Manin non è più sostenibile. "La situazione è brutta per chi viene, ma è peggio per chi ci lavora - insiste Perini - oltre al calo netto di vendite, specie in alcune zone, usiamo strutture ormai fatiscenti, che erano state pensate per durare un anno. Sono banchi che si usano per manifestazioni di una settimana, le postazioni fra tende e pavimenti stanno marcendo". "D'estate si muore dal caldo - incalza la commerciante Simona Boni - d'inverno ci piove dentro e si rovina la merce. Si lavora come bestie". "Chiediamo di rientrare in Piazza Duomo - conclude Michele Puschi - e di aprire un tavolo di trattativa. Le proposte negli anni ci sono state, si discuta di queste o se ne propongano altre, si trovi un'altra soluzione transitoria, ma si agisca e si affermi la volontà politica di cosa si vuole fare, perché per adesso pare che si voglia soltanto farci morire".

Il responsabile dell'area pisana di Confesercenti Simone Romoli si è detto "sorpreso della volontà degli operatori di credere ancora in un confronto con le istituzioni dopo 4 anni. Dobbiamo invece registrare una chiusura in questo senso del Comune. Basta vedere come l'assessore Ferrante aveva accelerato per un nuovo piano del commercio a fine anno scorso, in vista della scadenza delle concessioni per commercio su aree pubbliche prevista per maggio e luglio (direttiva Bolkestein). Poi il Governo ha prorogato al 31 dicembre 2018 e gli incontri si sono interrotti. Altro elemento è stata la protesta-vendita non consentita per Pasqua dal Prefetto, causa pericolo attentato, quando poi si sono fatte altre iniziative in Piazza Duomo nello stesso periodo. Gli esercenti - conclude Romoli - sono anche presidio di sicurezza, si trovi presto una soluzione perché così è una presa in giro".

"Che le motivazioni del trasferimento fossero altre dai lavori al museo - afferma il rappresentate legale avvocato Stefano Verità - lo pensavamo già ed il tempo ci ha dato ragione. Si tirano fuori ogni volta questioni nuove, ma il problema è che il Comune non è capace a risolvere il caso". L'obiettivo è rientrare subito in Piazza Duomo, infatti "con l'ultima diffida del 21 marzo abbiamo chiesto di definire le strutture da usare ed entro 30 giorni doveva esserci la risposta, ancora tutto tace. La pianificazione commerciale non è cambiata, se il Comune vuole variare basta dirlo e si trova una soluzione equivalente. Gli operatori sono disponibili a ridurre le misure dei banchi e cambiare la tipologia di vendita e oggettistica; sono aperti a tutto, a mancare sono risposte dell'amministrazione".

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