Batterio New Delhi: le misure di tutela dell'Aoup Pisa

L'azienda descrive le azioni compiute, da una più attenta cura dell'igiene ai test diagnostici con risposte in poche ore

Negli ospedali toscani si è diffusa in questi mesi l’emergenza riguardo l’infezione causata dall’NDM-New Delhi Metallo beta-lactamase: oltre 100 i casi, con un tasso di mortalità del 37%, riporta FirenzeToday. Si tratta un enzima prodotto da enterobatteri normalmente presenti nella flora intestinale umana, resistente a molti tipi di antibiotici fra cui anche quelli di ultimissima generazione. Durante l'annuncio del 4° corso avanzato di terapia antibiotica che si terrà a Pisa, organizzato dal direttore dell'Unità operativa di malattie infettive dell'Aoup professor Francesco Menichetti, l'azienda ha delineato quelle che sono state le misure prese per contrastare la diffusione del batterio.

"In Aoup - si legge nella nota - è stata innalzata a livello generalizzato nei reparti la soglia di attenzione delle misure igieniche, con particolare attenzione al lavaggio delle mani, riconosciuto in letteratura la pratica igienica più efficace di contrasto agli enterobatteri produttori di carbapenemasi (enzimi resistenti agli antibiotici carbapenemi). Il personale sanitario e di supporto delle varie strutture e degenze è stato sottoposto a ripetuti incontri di formazione sulle pratiche da osservare nello svolgimento del proprio lavoro".

"E’ stata inoltre revisionata la procedura aziendale (già attiva dal 2012) per la gestione dei batteri resistenti e sono stati forniti ai reparti anche strumenti di rapido utilizzo (salviette disinfettanti preimbevute). E’ stato potenziato il team aziendale che monitora quotidianamente il riscontro di nuovi casi verificando che siano applicate, nei vari reparti ospedalieri, le precauzioni aggiuntive da contatto (corretta collocazione del paziente per l’isolamento spaziale, funzionale o di coorte, oltre all’igiene delle mani e all’utilizzo di guanti e sovracamice, dispositivi dedicati etc…). Tutto questo parallelamente alla ricerca rapida dei pazienti colonizzati attraverso tampone rettale dei ricoverati in reparti specifici (terapie intensive e sub-intensive, oncologia, oncoematologia, trapianti, cardiochirurgia, malattie infettive, area medica, riabilitazione) e dei pazienti con caratteristiche di rischio, ricoverati in altri reparti, e al test rapido di diagnostica molecolare per analizzare più campioni di sangue contemporaneamente, con tempi di risposta entro poche ore".

"E’ uno sforzo collettivo che ci riguarda tutti - ha detto il direttore sanitario Grazia Luchini - e che ci vede impegnati sul fronte della sorveglianza, dell’igiene, del rischio clinico, della collaborazione multidisciplinare e interaziendale. Più gli ospedali sono grandi e ad alta specializzazione chirurgica, più è possibile che ci siano numeri elevati di questo tipo di infezioni in ragione delle procedure complesse che si effettuano e della conseguente fragilità dei pazienti ricoverati, ma le misure di sorveglianza e contenimento adottate sono tutte orientate a una graduale diminuzione della diffusione dell’infezione osservata negli ultimi mesi".

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