"Vi racconto i videogiochi": mamma pisana lancia il blog-guida per genitori e bimbi

Gabriella Levantaci, 35 anni e due bambini di 4 e 9 anni, racconta la sua quotidianità e come gestire la passione dei figli in sicurezza con 'Zenda'

Videogiochi e bambini. Un binomio cruccio per tanti genitori, preoccupati dalle conseguenze che l'uso di console e computer possa avere sui figli. Per rispondere a dubbi, o fugare paure più o meno fondate, è nato da novembre scorso il blog di una mamma di Pisa. Gabriella Levantaci ha 35 anni e due bambini di 4 e 9 anni e gestisce 'Zenda', sito in cui racconta la sua vita da genitore che cerca di vivere insieme con i figli la loro passione videoludica. Lo scopo è abbattere i pregiudizi: "Prima era la tv - spiega - poi internet, ora sono i videogiochi. Ci sono tanti pregiudizi, si è preoccupati molto per sentito dire, senza conoscere di cosa si tratta. Il blog è il mio sassolino nel mare, in Italia non ho trovato niente di simile. Voglio rivolgermi in particolare alle mamme, raccontare come si possa integrare i videogiochi in famiglia in modo sereno".

La parola d'ordine è 'partecipazione': alle attività dei bambini, alla scelta del titolo più adatto, alla decisione delle regole da rispettare sugli orari di gioco. "Porto il mio esempio di vita - racconta Gabriella - per dare spunti e consigli. Parlo di videogiochi da 0 a 14 anni, perché è in questa fascia di età che i genitori hanno 'autorevolezza' agli occhi dei figli, passata questa età poi cercano molto più l'inserirsi in gruppo e il confronto con gli altri. E' bene quindi educare all'uso corretto in questa fascia d'età. Pensare di negarglieli o lasciarli liberi credendo che siano semplici giochi, è controproducente. Così come i libri o i film, ci sono titoli adatti a certe età o sensibilità. E' anche una questione di inclusione sociale, perché essendo molto diffusi è importante che abbiano un terreno comune con gli altri bambini. Si deve quindi essere presenti, consapevoli di cosa si ha di fronte". 

Il videogioco è quindi una realtà quotidiana a cui è bene preparare i propri figli, perché si confronteranno con essi in ogni caso. "Il fatto che si dica che facciano male alla vista, rendano violenti, che creino dipendenza, credo dipenda, a parte una non conoscenza diretta, da una gestione familiare sbagliata. Ad esempio vedo tante mamme che hanno paura a dire di no, imporsi, a reggere il peso della delusione che creano nel bambino. Serve dare regole chiare e farle rispettare, uniti con l'altro genitore. Lo si può fare anche in accordo, per quanto possibile, con il figlio".

Alla base resta l'interessarsi all'attività videoludica del bambino, capendo le dinamiche tipiche di un videogioco. "Ad esempio a volte non si può semplicemente spegnere un videogioco per andare a tavola - spiega Gabriella - oppure, così come capita anche ai grandi, gli 'ultimi 5 minuti' possono davvero diventare molti di più senza accorgersene".

Tipico problema è: quanto tempo si può stare davanti ad un videogioco? Gabriella puntualizza: "Un videogioco è un'attività come tante altre. Anzi, si nota come il bambino sia più attivo in quello che ad esempio guardando la televisione. Personalmente non faccio mai giocare mio figlio per più di due ore continuative. Ma lo farei con qualsiasi altra cosa: credo sia importante dare stimoli diversi, fare più attività". E con la presenza di videogiochi volenti come la mettiamo? "Basta sapere che titoli si vanno a comprare. La violenza o messaggi subdoli sono molto più presenti e non controllabili su televisione, film, pubblicità e quant'altro".

Secondo Gabriella quindi solo interessandosi attivamente si può superare incertezze e paure, capire cosa ruota intorno ai videogiochi. Due ultimi esempi: Youtuber/streamer e Fortnite. Nel primo caso: persone che giocano ai videogiochi in diretta, visti da migliaia di persone. "Perché le mamme guardano MasterChef? Perché vedono cucinare bene, perché è uno spettacolo curato, divertente. Così avviene con i videogiochi, molti youtuber e streamer sono abili nel gioco e intrattengono gli spettatori, sono showmen. Il bambino si immedesima, così come fa la mamma che vede il programma di cucina, non c'è molta differenza".

Fortnite è il gioco-fenomeno degli ultimi anni, forse di sempre. Uno sparatutto online amatissimo - e giocatissimo - dai ragazzini. E non solo, ricordate le esultanze al mondiale di Neymar? Balletti di Fortnite. "Il gioco in sé è banale - dice Gabriella - e seppure devi colpire gli avversari non appare violento. La parte che io trovo importante avviene in cuffia. Si gioca infatti soprattutto con gli amici e compagni di classe, si parla con loro liberamente, si impara a collaborare creando una relazione che oggi è sempre più difficile, visto che le occasioni per incontrarsi sono sempre meno, fra impegni, orari, etc. Anzi, guadagna spazio anche il bambino che poteva avere più difficoltà ad interagire con i compagni. Il successo di questo gioco dipende da questo. Chiaramente vale quanto detto finora sulle regole. Se il bambino non rispetta gli orari o gioca la notte, il problema non è il gioco, sono i genitori che devono farsi carico della questione". "Avere il controllo non è complesso - conclude Gabriella - c'è la lista di amici che si può verificare, si può ascoltare chi c'è dall'altra parte del filo, per assicurarsi che ci siano amici conosciuti. E' importante che si mantenga lo stesso livello di sviluppo e linguaggio".

Vivere il mondo videoludico dei figli, oltre gli spunti descritti da Gabriella, crea ricordi. Lo racconta il nome del sito, 'Zenda'. "Ho scelto quel nome perché mio figlio più piccolo 2-3 anni fa cercava di dire 'Zelda', il nome di un gioco a cui tutta la famiglia è molto legata. E' così diventata una di quelle paroline a cui specie noi mamme ci leghiamo molto, perché una volta che i bimbi sono cresciuti poi spariscono". 

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