Bullismo alla scuola media, la mamma: "Mio figlio non porta rancore, io voglio giustizia"

Il caso del 12enne finito operato in ospedale dopo un calcio ha avuto un grande eco mediatico: "Era quello che volevo, il fenomeno va combattuto, non nascosto o sottostimato"

E' quasi passata una settimana dalla denuncia della famiglia sul caso di bullismo che un 12enne alunno di una scuola media di Pisa ha dovuto affrontare. Le conseguenze sono ancora in corso, con Marco (il nome di fantasia che abbiamo usato) che deve ancora riguardarsi dopo l'intervento. L'eco della vicenda si è diffuso ben presto in tutta Italia, ma sono le dinamiche della sua vita quotidiana, fra casa, scuola ed amici, ad avere per lui il maggior peso. 

"Sei tu il bambino di cui parlano tutti, a scuola lo sanno, sei famoso!", "Per una cosa così era meglio di no". E' uno scambio che Marco ha avuto con un amichetto giocando online. La famiglia gli resta sempre vicino. "Sta meglio, ma dobbiamo ancora avere cautele - racconta la mamma - cerchiamo di distrarlo, è dura passare le giornate. E' consapevole dell'impatto che ha avuto la sua vicenda. Non ora, ma da grande uscirà più forte da questa storia".

Ha sempre avuto le idee chiare il bambino, nonostante i periodi difficili: "Vuole tornare a scuola, mi dice che non si deve vergognare, che non deve scappare. Ha un atteggiamento di perdono anche verso gli altri, non è un bambino rancoroso. Lo abbiamo educato al rispetto, al non usare violenza, e lui ha ubbidito. Vorrei veramente che per questo fosse premiato, che non sentisse la beffa del seguire insegnamenti giusti per poi venire colpito perché non tutelato da chi questo dovere lo ha per lavoro". 

Non ci sono aggiornamenti sul fronte legale, ma "non rinuncerò mai a volere giustizia. L'interesse che si è scatenato era quello che volevo, non potevo permettere che rimanesse tutto sotto il cuscino. E' grave quello che è successo. Non entro nel merito dei casi, di come siano nati, per quanto si sia sofferto. Ma una volta che si è consapevoli di cosa sta succedendo, se non si interviene, se non si riesce a garantire l'incolumità di un bimbo di 12 anni, c'è un'omissione, un inadempimento, che non si può perdonare. Non capisco perché possa essere un problema parlarne".

Un dialogo che c'è stato con insegnanti e alcuni genitori: "I professori i primi giorni hanno chiamato per sapere come stava, poi capisco che fare altri discorsi sulla scuola è difficile. Per i genitori, a parte quelle mamme con cui ci sentiamo costantemente, non si è fatto vivo nessuno. Non abbiamo ricevuto scuse".

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E' uno sfogo lucido quello della mamma, con il pensiero che va al futuro: "Non so come sarà il rientro a scuola a settembre. Spero che gli insegnanti non dicano nulla di particolare, che facciano il loro lavoro stando attenti che non succeda nulla di problematico. Voglio che Marco all'uscita da scuola mi parli di cosa ha studiato, di cosa ha fatto, non di come è stato infastidito o vessato. Lui vuole andare, sarà magari diffidente all'inizio, ma si trova bene con i professori, ha i suoi amici e vuole stare bene nella classe". 

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