Volterra: i carcerati interpretano "Mercuzio non vuole morire"

In Piazza dei Priori alcuni dei carcerati hanno riproposto i monologhi di "Mercuzio non vuole morire". La rappresentazione ha coinvolto la gente, locali e turisti

Piazza dei Priori Volterra. Sotto una foto dei partecipanti allo spettacolo "Mercuzio non vuole morire"

L'anno scorso era stata la città e il suo festival, con alcuni spettacoli della kermesse Volterra Teatro, a entrare nel carcere cittadino, dove da oltre 20 anni Armando Punzo lavora con i detenuti creando spettacoli di forte intensità. Quest'anno, sempre grazie all'appoggio della direttrice Maria Grazia Giampiccolo, è stato il carcere a uscire e invadere Piazza dei Priori.

Una grande festa che ha coinvolto la gente, locali e turisti, nella riproduzione delle scene principali di "Mercuzio non vuole morire".  Alcuni dei carcerati hanno riproposto i propri monologhi. Tra loro era presente Aniello Arena, protagonista del film "Reality" di Matteo Garrone. L'anno scorso grandi vedute fotografiche di Volterra avevano fatto da scenografia al lungo duello di Mercuzio (interpretato dallo stesso Punzo) con Tebaldo Capuleti, che rappresenta il potere e la città.

Tra i palazzi, a un cenno di Punzo, decine e decine di persone hanno alzato le proprie mani dipinte di rosso, come mercuzio non vuole moriesimbolo del sangue di tutti i giovani morti nella tragedia di Shakespeare.  'Mercuzio' ha parlato dei suoi sogni e della necessità che questi non muoiano e per questo lui stesso, che li rappresenta, non deve essere abbandonato al suo destino. In una delle vie che portano alla piazza, alcune coppie, istruite e munite dagli organizzatori di fioretto, si sono sfidate a duello scenograficamente.

Come da tradizione l'ultima parte dello spettacolo dell'anno scorso "Mercuzio non vuole morire" è stata riproposta nel cortile della Fortezza: raccontando di come i giovani, compresi i due protagonisti, muoiano schiacciati dalle lotte tra Montecchi e Capuleti, cui sopravvivono solo i vecchi genitori. Armando Punzo ha identificato i sogni dei giovani con la cultura e la scrittura, così ha invitato tutti i partecipanti a presentarsi con un libro di cui poi, in un rito collettivo di presa di coscienza e sfida, si sono lette alcune pagine.  Alcuni partecipanti con il titolo scritto sulla schiena, sono diventati veri e propri libri viventi.

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