Case popolari a Sant'Ermete, diffide agli inquilini per l'autoriduzione dell'affitto: protesta all'Apes

Il Comitato di quartiere torna a chiedere l'esonero dopo la richiesta di pagamento dell'Apes. Per sottolineare le condizioni fatiscenti delle case inoltrate 56 richieste di cambio alloggio

"Ci fanno vivere in case schifose, dalle quali ci vogliono pure cacciare". Una trentina di residenti di Sant'Ermete, intorno alle 15 di oggi 16 maggio, ha manifestato davanti gli uffici dell'Apes in via Fermi per chiedere nuovamente un intervento risolutivo per le abitazioni popolari. La causa scatenante della nuova agitazione sono state le diffide al pagamento dell'affito ed oneri accessori inviate dall'ente gestore ad alcune famiglie a fine aprile, dove si legge che non è riconosciuta la forma di protesta dell'autoriduzione del canone e quindi si chiedono le somme complessive dovute.

"Se non si paga entro 30 giorni minacciano lo sfratto. Si tratta di un'ennesima pressione, quando viviamo in case fatiscenti e non a norma" protestano gli attivisti. "L'autoriduzione dell'affito è iniziata per le prime famiglie a gennaio 2016 - spiegano - fino a raggiungere al suo massimo circa 40 nuclei nei periodi di maggiore adesione. Anziché pagare il canone di 40/50 euro, si paga la cifra simbolica di 1 euro". Adesso l'Apes chiede il saldo di quanto non pagato, per singoli casi di circa 700/800 euro.

Per spingere ulteriorimente le istituzioni a trovare una soluzione sono in corso di presentazione 56 richieste di cambio alloggio da parte dei residenti delle case popolari di Sant'Ermete. In tali documenti si ricorda la relazione della Asl, che certifica lo stato di degrado e la situazione igienico-sanitaria "estremamente precaria" delle abitazioni, e si chiede una nuova sistemazione all'interno del quartiere.

"Si cominci almeno con il confermare l'esonero dal pagamento dell'affitto per queste case, risolvendo questo caso delle diffide. Che si trovino poi delle soluzioni reali, basta parole vuote su progetti non concreti". Il riferimento è alla riqualificazione che prevede la costruzione dei nuovi alloggi in Sant'Ermete, oggetto di discussione anche in 2° Commissione permanente lo scorso 8 maggio. L'assessore Zambito in quell'occasione ha spiegato che in questi giorni "è in corso la validazione del progetto esecutivo del primo lotto del secondo stralcio delle case che prevede la realizzazione di 39 appartamenti. Contiamo di poter iniziare i lavori ed assegnare, con i tempi burocratici, entro l'estate".

"Poi la Regione Toscana - prosegue l'assessore - ha approvato la variazione di bilancio con la quale ha stanziato 7 milioni all'anno per 3 anni, complessivamente 21, per la realizzazione dei progetti che sono già cantierabili. A quanto ci risulta il secondo lotto del secondo stralcio di Sant'Ermete, che prevedere la realizzazione di 30 alloggi, in totale quindi 69, è finanziato. Anche qui la burocrazia ha dei tempi lunghi, ora stanno praticamente mettendo a disposizione i soldi, appena sono disponibili potremo procedere con la gara, sperando di riuscire ad assegnare i lavori entro la fine dell'anno".

Durante la Commissione la Zambito ha toccato anche il tema del recupero degli alloggi di Sant'Ermete. L'idea era quella di dichiarare dismessi quelli che si liberavano, per uscire dalla normativa Erp, al fine di concederli per i casi di emergenza abitativa. In questo senso riferisce l'assessore: "Abbiamo fatto gli atti, una delibera di giunta, il riconoscimento che questi alloggi non facevano parte più dell'Erp, un protocollo d'intesa. Poi un sedicente comitato ha chiamato la Asl che ha detto 'fate un pochino una verifica', non ha detto che non ci sono le condizioni di abitabilità e inagibilità, ha detto fate una verifica, ha detto 'state un pochino attenti che quando assegnate le case gli impianti devono essere a norma'; ma impianti a norma vuol dire impianto elettrico e riscaldamento, che riguardano l'80% dei costi del ripristino dell'appartamento, che ci fanno spendere per ogni appartamento circa 20mila euro per rimetterli a posto. Noi cosa si faceva: non sono Erp, si davano gli appartamenti di Sant'Ermete alla Società della Salute. Gli impianti non sono a norma, ma sono migliaia gli appartamenti a Pisa che non hanno impianti a norma, però sono abitabili, nel senso che sono sicure perché l'impianto non può saltare, perché nessuno ci può rimanere appiccicato, però l'impianto non è a norma perché la norma è un'altra cosa. E si faceva, con un intervento economico limitato, ma si mettevano a disposizione per emergenza abitativa, e ora non è che i tecnici ci possono finire in galera. Ora però è successa una cosa positiva. C'è stato un altro intervento dell'Asl, che ha fatto un sopralluogo chiamata da un inquilino, la quale gli ha detto che non solo che ciò che lamentava doveva essere ripristinato da lui perché era manutenzione ordinaria, ma che l'appartamento è perfettamente agibile e abitabile. Vediamo se si può usare questo grimaldello per intervenire per il recupero. Sono io la prima a dire che è uno scandalo che abbiamo oltre 100 appartamenti vuoti da mettere a posto, a parte Sant'Ermete, per essere assegnati. Non ci servirebbero altri immobili se avessimo a disposizione i soldi per i recuperi".

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