Caso Ragusa: si attende la sentenza della Cassazione su Logli

Il 10 luglio si chiude la vicenda che ha visto il marito di Roberta condannato a 20 anni per omicidio volontario e distruzione di cadavere

In caso di conferma della sentenza, per Antonio Logli si apriranno le porte del carcere. E' prevista per oggi, 10 luglio, la decisione della Corte di Cassazione sul processo al marito di Roberta Ragusa, scomparsa dalla loro casa di Gello ormai sette anni fa. Il verdetto sull'accusa di omicidio volontario e distruzione di cadavere, già validata in appello con 20 anni di pena inflitta, sarà noto probabilmente in serata, al termine delle operazioni di giornata della Corte. 

Il processo

La sentenza di primo grado, con rito abbreviato, è stata emessa dal Gup del Tribunale di Pisa il 21 dicembre 2016. "Antonio Logli è un bugiardo - ha scritto il magistrato - e ha reiteratamente e pervicacemente tentato di mistificare la realtà fornendo in più occasioni una versione degli accadimenti non corrispondente al vero e spesso smentita dagli esiti investigativi", "mentendo anche sulla profonda crisi che attraversava da tempo il suo matrimonio". Secondo il giudice di pisano di primo grado, Logli mentì anche sulla "relazione extraconiugale con Sara Calzolaio, iniziata nel 2004 e che ha riferito solo il 16 gennaio 2012, allorché la donna lo mise alle strette", e "ha mentito anche dopo avere rivelato la relazione, riferendo di avere effettuato una sola telefonata alla Calzolaio, quando in realtà ve ne sono state tre consecutive, l'ultima delle quali alle 00.18 di appena 28 secondi" nella notte in cui la moglie svanì nel nulla, tra il 13 e 14 gennaio del 2012.

La Corte d'Assise d'appello ha emesso la sentenza di secondo grado il 14 maggio 2018, ritenendo valida la ricostruzione dell'accusa secondo cui Logli, la notte in cui scomparve la moglie, fu scoperto al telefono con la sua amante e ne nacque un litigio sfociato poi in un omicidio e nella distruzione del cadavere. Sarebbero stati soprattutto motivi economici a spingere Logli a colpire, secondo i giudici fiorentini. Nelle motivazioni si legge che Antonio "aveva preso in considerazione l'ipotesi della separazione" visto l'"irreversibile stato di crisi matrimoniale" causato dalla "protratta relazione del marito", ma Logli aveva paura di questa ipotesi, poiché "ne temeva i contraccolpi economici nonostante fosse pressato anche dall'amante". Ancora, "gli interessi economici dei coniugi erano strettamente intrecciati e non facilmente districabili vista la partecipazione in forma societaria all'attività di famiglia alla cui conduzione la Ragusa era principalmente dedita".

La difesa di Logli, invece, ha sempre chiesto l'assoluzione perchè l'imputato non ha commesso il fatto. Ha contestato le ricostruzioni dei magistrati, per gli avvocati basate più su indizi e testimonianze discordanti che su prove conclamate. In sostanza ci sarebbe stato un giudizio basato su congetture ed elementi volutamente ritenuti concordanti verso la colpevolezza, senza valutare tanti altri elementi che invece mettono in dubbio la ricostruzione poi validata dai giudici.

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