Centro di via Garibaldi occupato: "Siamo una risposta al silenzio dell'amministrazione"

Le attiviste dello stabile rinominato Mala Servanen Jin chiedono il riallaccio delle utenze staccate ed una interlocuzione con il Comune

A due settimane dalla nuova occupazione dell'ex centro accoglienza di via Garibaldi dopo lo sgombero del 24 maggio, le attiviste del movimento femminista rilanciano le attività nell'edificio ribattezzato Mala Servanen Jin. "La nostra casa - affermano - è più vissuta e propulsiva di prima, nonostante ci abbiano sequestrato l'elettricità".

"Il nostro progetto incarnato in questo stabile - insistono - tocca i diversi punti del piano femminista antiviolenza discusso a livello nazionale e internazionale dalla rete 'Non una di Meno'. Tra questi punti c'è il rifiuto della violenza sociale, istituzionale, economica, fisica. Nella nostra città la violenza ha diverse facce, e poche voci visto che l'amministrazione continua a rimanere silente". Fra i temi c'è anche l'emergenza abitativa: "La difficoltà, l'emarginazione e la superficialità con cui le istituzioni interagiscono con i casi di donne in difficoltà abitativa è vergognosa. L'aver occupato e riqualificato completamente uno stabile è una risposta di donne che con dignità, coraggio e forza si sono create autonomamente una risposta al silenzio istituzionale".

La prima richiesta è quella del riallaccio di luce ed utenze primarie. Poi "vogliamo un confronto con le istituzioni per discutere di questo grave attacco alla dignità e all'autonomia delle donne e delle persone", attacco rappresentato da una politica che non si occupa o si occupa male dei diritti delle donne e non solo: "Il piano casa del PD approvato nel 2014 prevede una crescente esclusione delle persone in difficoltà dall'accesso ai diritti, tra cui appunto le utenze, e una svendita progressiva del patrimonio residenziale pubblico". Poi "salute e sanità, altri aspetti del welfare negato, molestie, umiliazioni e ricatti sui posti di lavoro".

"Abbiamo ricevuto solidarietà da tantissime componenti della città e non solo - sostengono le attiviste - si sono espressi anche tanti centri antiviolenza sul territorio nazionale. Anche il comune di San Giuliano Terme ha approvato una mozione di solidarietà al nostro lavoro riconoscendone l'importanza sociale e politica. Le uniche risposte dell'amministrazione sono state un'accusa di abuso della libertà d'espressione e un'infastidita affermazione: 'io non parlo con gli occupanti'. Vorremmo ricordare al sindaco e all'amministrazione che giovedì 25 maggio, giorno dopo il violento sgombero, eravamo sotto il comune per avere un'interlocuzione. Invece nel pomeriggio il consiglio comunale non ha neanche accettato di discutere una mozione urgente presentata sui fatti dello sgombero".

L'Unione Inquilini di Pisa è solidale con la Mala Servanen Jin. Nello specifico si tratta di "uno spazio liberato dall'incuria e dai rifiuti dopo oltre 4 anni di abbandono da parte dell'amministrazione comunale. Non ci capacitiamo ancora di come sia stato possibile uno sgombero così violento perpetrato mercoledi 24 maggio senza preavviso, durante l'orario scolastico, e di come ad oggi nessuno abbia deciso di interloquire con le donne occupanti che, come sanno tutti, alloggiano nell'immobile dopo aver percorso ogni strada utile al fine di reperire una soluzione abitativa dignitosa, senza riuscirci".

Torna quindi il tema del riuso degli immobili pubblici, come la Mattonaia: "Perché non ristrutturare quelli, destinandoli in parte all'emergenza abitativa ed in parte alle associazioni? Supportiamo la Casa delle Donne che Combattono e chiediamo a chi di competenza di poter intavolare una trattativa volta ad una soluzione pacifica della questione, così come auspicato anche dal Consiglio Comunale di San Giuliano Terme. Questo perché è necessario valorizzare tutti gli spazi dove c'è riqualificazione, aggregazione ed inclusione, non distruggerli".

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