La cittadinanza onoraria a Liliana Segre per l'anniversario delle leggi razziali

La Giunta ha deciso di attivare le procedure per conferire il riconoscimento alla senatrice. La data scelta è quella del 5 settembre 2020. La decisione dovrà essere ratificata dal voto del Consiglio Comunale

Dopo la proposta del sindaco Conti ora c'è anche una data fissata sul calendario: il 5 settembre 2020, in occasione dell'anniversario della firma delle leggi razziali promulgate, nel 1938, dal re Vittorio Emanuele dalla sua residenza di San Rossore. E' questa la data decisa dalla Giunta comunale pisana per il conferimento della cittadinanza onoraria alla senatrice Liliana Segre. Una proposta che nasce in considerazione della "storia personale e dell''impegno civico" della senatrice e "dell'inestimabile contributo" da lei fornito "per tramandare alle future generazioni la memoria dell’olocausto".

La decisione della Giunta dovrà comunque essere ratificata dal voto del Consiglio Comunale. La proposta di conferire la cittadinanza onoraria alla Segre era stata avanzata dal sindaco Michele Conti, ed era stata accolta favorevolmente anche dal Pd. "In un momento come questo in cui si registra la tendenza della politica a dividersi su tutto - aveva affermato Conti - penso sia importante dare segnali forti soprattutto per i più giovani: proporrò al Consiglio Comunale di Pisa di esprimersi sulla mia proposta di conferire a Liliana Segre la cittadinanza onoraria della nostra città, non solo per onorare la storia personale della senatrice, simbolo delle atroci sofferenze di un popolo intero che anche a Pisa ha ancora oggi una comunità forte e coesa, ma anche perché le istituzioni devono essere in prima linea su tutto quello che si può fare ancora, e che va fatto, sul tema della lotta all'antisemitismo".

"Pisa in particolare - aveva proseguito il primo cittadino - si deve impegnare in modo deciso su questo argomento, poiché il nome della nostra città, seppur per una casualità della storia, è purtroppo legato alla firma delle leggi razziali che il Re Vittorio Emanuele promulgava dalla residenza di San Rossore. L’applicazione di quelle assurde leggi, fondate su un abominevole pregiudizio, comportò l’espulsione, dagli atenei e dalle scuole, di studenti e docenti ebrei, ovvero di bravi cittadini italiani che si ritrovarono, per la loro religione, a subire una discriminazione che li privava del lavoro e del diritto di studiare. Io credo che sia davvero opportuno non solo tornare con la memoria a quanto accaduto e ricordare le vittime di quella ingiustizia, ma attualizzare il messaggio per far comprendere a tutti che su certi temi c’è ancora bisogno di impegno. Penso che sia utile oggi richiamarsi a coloro che non sottovalutarono e non furono indifferenti". 

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