Bruciati 1400 ettari sul Serra, prime misure: bonifica e divieto di caccia

L'assessore regionale all'agricoltura Marco Remaschi ha illustrato i passaggi per cominciare ad affrontare il grande problema ambientale generato dall'incendio

Un danno ambientale che ha pochi precedenti nel pisano e per questo c'è fiducia che, dal governo, possa essere riconosciuto sia lo stato di emergenza che di calamità naturale nazionale. Si tratta di due aspetti diversi: il primo attiene in generale a misure (e quindi spese) per l'assistenza alla popolazione, per il funzionamento dei servizi e per ridurre il rischio residuo. Il secondo è uno strumento legato al settore agricolo e attiene, ad esempio, alla possibilità di richiedere rimborsi per i danni subiti. 

Serviranno entrambe le misure per sostenere gli interventi di cui il territorio ha bisogno. Per questo l'assessore regionale all'Agricoltura Marco Remaschi, ieri 27 settembre in conferenza stampa in Provincia a Pisa, ha tracciato l'importanza delle prossime fasi del post-incendio, su tutti bonificare l'area per evitare futuri problemi legati alla pioggia: in caso di precipitazioni intense in un arco di tempo ridotto, con le piante ormai diventate materiale residuo, il pericolo di frane è reale.

Il sindaco di Calci: "Ora il nemico è la pioggia"

Per Remaschi si deve procedere per gradi: dopo aver risposto all'emergenza, dove la priorità era salvare la vita delle persone, ora si passa al contenimento ed alla riparazione del danno ambientale. Che è ingente: "Dal rilevamento gps - ha detto Remaschi - si sono contati 1388 ettari bruciati, soprattutto Calci, poi Vicopisano e infine Buti e Cascina. Poi c'è anche Vecchiano, con l'altro incendio, per cira 36-38 ettari. Una gravità elevata, se si pensa che nel 2017 complessivamente in tutta la Regione bruciarono 2200 ettari". 

Una prima risposta è stata la delibera di Giunta del 26 settembre, subito operativa, che ha posto il divieto di caccia in un'area perimentrale a quella percorsa dal fuoco. Si parla di una 'cintura' di circa 800 ettari. Remaschi ha spiegato che "la legge regionale già prevede il divieto di caccia, per cinque anni, nelle aree percorse del fuoco. L'incendio in questo caso è stato così grosso che ci siamo posti il problema dell'esigenza di un'ulteriore salvaguardia per l'area contigua". L'attività è quindi sospesa in toto nella zona bruciata, mentre per la 'fascia di rispetto' è vietata con esclusione degli ungulati. La stagione va dal primo novembre al 31 gennaio.

"La deroga degli ungulati - ha aggiunto l'assessore - che in quest'area riguarda essenzialmente i cinghiali, è utile per il controllo del numero di questi animali, la cui presenza già genera danni all'agricoltura, più i potenziali smottamenti che il loro transito può causare ora che il terreno è stato reso più debole. Credo tuttavia che l'incendio abbia anche ridotto la loro presenza. Spero nella collaborazione delle associazioni venatorie, anche in accordo con le aree limitrofe come Lucca, sia per la diffusione dell'informazione che per correggere in parte, dove necessario, la delimitazione. Si tratta di un problema secondario quello della caccia, ma che come detto può incidere e che va regolato. Si trattava anche di dare un segnale di salvaguardia della fauna".

Enrico Rossi: "Il monte tornerà ad essere quello di prima"

Tornando alla bonifica, Remaschi ha parlato dei costi: "Ci vogliono circa 5mila euro per un singolo ettaro, su 1388 fate voi i conti (sono 6 milioni e 940mila euro, ndr). Il riconoscimento dell'emergenza e calamità naturale è il primo passo, poi ci saranno altre fasi, come la segnalazione dei danni subiti dalle imprese, sarà aperta a breve tale possibilità sul sito Artea. Poi ci saranno le misure per i ripristini pubblici e privati ed i rimborsi per le aziende agricole. Il governatore Rossi si è detto disponibile, serve però una progettualità, che stiamo appunto procedendo a sviluppare".

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