Slitta la decisione su Canapisa, il sindaco: "Non daremo il suolo pubblico"

Circa 100 persone al presidio sotto la Prefettura lanciato dall'amministrazione. "Riunione interlocutoria" quella del Comitato Ordine Pubblico. Gli organizzatori di Canapisa in Piazza Garibaldi con un banco informativo

Il nodo Canapisa resta insoluto. Era attesa per oggi, 3 maggio, la risposta del Comitato per l'Ordine e la Sicurezza sul 'sì o no' alla manifestazione. Un 'no' per il quale continua a spingere l'amministrazione pisana, che si è presentata al gran completo al presidio del pomeriggio in Piazza Mazzini, davanti la Prefettura. Circa un centinaio le persone presenti, con Confcommercio, Confesercenti, membri della maggioranza consiliare e semplici cittadini. Il sindaco Michele Conti, riferendo su quanto discusso stamani nel Comitato, ha parlato di una "riunione interlocutoria" e che sono in corso "una serie di percorsi per arrivare alla decisione".

Si dovrà quindi aspettare la settimana prossima per una parola definitiva, che definitiva però potrebbe non essere. Da un lato infatti appare difficile una disposizione di divieto alla manifestazione, se si considera che i "comprovati motivi di ordine pubblico" menzionati dal Questore necessari ad una misura di questo tipo non sono stati mai ravvisati nelle 18 passate edizioni. C'è poi da considerare l'aspetto che una volta lanciata la manifestazione le migliaia di partecipanti solitamente attesi arriveranno, con molta probabilità, in ogni caso, cioè con qualsiasi disposizione posta dalle autorità. E ci sarebbe quindi da gestire comunque la situazione. A questo punto l'ipotesi più probabile è la definizione di un percorso del corteo più periferico rispetto il centro, ma non è detto che venga accettato dagli organizzatori.

Fra i dubbi, di certo c'è l'opposizione alla manifestazione da parte delle forze politiche che guidano Palazzo Gambacorti, così come le associazioni di categoria. Il deputato Edoardo Ziello, che ha guidato al megafono il presidio alla Prefettura, con il primo intervento ha detto che "Canapisa è il simbolo dello squallore e del degrado al quale dobbiamo opporci, e questo deve capirlo anche qualche funzionario del Ministero dell'Interno a livello locale".  "Non vedrei di cattivo occhio una delocalizzazione dal centro della manifestazione - ha poi dichiarato a margine - occorre una soluzione di buon senso".

Unanime la condanna di Canapisa da parte dei vari intervenuti, come la presidente di Confcommercio Federica Grassini: "Nessuno farebbe entrare in casa propria una seconda volta qualcuno che defeca o vomita ovunque. Questa non è libertà di esprimersi". Luigi Micheletti, presidente area pisana di Confesercenti Toscana Nord: "La manifestazione è incompatibile con la città, è dannosa per cittadini, imprese e turisti, non ne abbiamo bisogno". A chiudere è stato il sindaco Michele Conti: "La nostra battaglia è non far tenere Canapisa, la città non può più tollerarla come ha fatto il Pd. Il 18 maggio ci saranno altre manifestazioni in città, magari piccole, come la festa per i 50 e 60 anni di matrimonio al Giardino Scotto, ma perché eventi come questo dovrebbero essere rovinati da una banda di delinquenti che viene da fuori?".

Dal punto di vista operativo Conti ha annunciato che "non verrà concessa l'occupazione di suolo pubblico di via Canevari, dopo il corteo". Dopo la conclusione della manifestazione si è spesso tenuta in nottata in quella zona una festa, attività che in questo modo sarà più difficile. In più il primo cittadino ha insistito: "Se Canapisa dovesse essere autorizzata faremo una contro-manifestazione il 18 maggio per opporci, chiedo quindi alla città di sostenerci".

canapisa piazza garibaldi

Nel pomeriggio di oggi, 3 maggio, gli organizzatori di Canapisa hanno tenuto un banchetto informativo in Piazza Garibaldi, per "spiegare cos'è la manifestazione, perché si sono sentite tante notizie false. Vogliamo, come sempre, porre l'attenzione sul tema del consumo delle droghe con un corteo che definiamo 'gioiosamente illegale'. La politica mette la testa sotto la sabbia, terrorizza invece di affrontare il problema e promuovere vere politiche di prevenzione". "E' il proibizionismo - insistono - a generare il circuito malato che favorisce morti ed un mercato di sostanze pericolose, meno controllate. Siamo per la depenalizzazione dell'uso personale, per l'autocoltivazione, per la riduzione del danno. A chi vuole vietarci di manifestare ricordiamo che farlo è un diritto costituzionale. Speriamo piuttosto che non ci siano provocazioni da parte di fascisti, leghisti o forze dell'ordine violente". 

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