Edicola chiusa in Borgo: "Deve rimanere, è un simbolo di lotta alla mafia"

Libera e don Ciotti rilanciano l'impegno per il riutilizzo della struttura chiusa, sostenuti anche dal rettore dell'Università di Pisa Mancarella

Don Ciotti al centro, a destra il referente provinciale di Libera Fabrizio Tognoni, a sinistra il rettore Paolo Mancarella

Il destino dell'edicola di Borgo Stretto, confiscata nel 2013 alla mafia, riaperta da Libera e poi chiusa nuovamente nel 2018 per gli eccessivi costi economici, resta per il momento appeso ad un filo. Per chiedere con forza il suo riutilizzo è sceso in campo anche don Luigi Ciotti, presidente della nota associazione contro le mafie, presente a Pisa per ricevere una laurea honoris causa all'Università di Pisa

Oltre 50 persone hanno presenziato al breve presidio presso la struttura, intorno alle 15 di oggi, 24 maggio. A fare il punto della situazione e tracciare il senso dell'impegno alla tutela del bene è stato il referente provinciale di Libera Fabrizio Tognoni: "Questa edicola è un simbolo della vittoria dello Stato sulla mafia, sarà un segno per il futuro se si valorizza a scopi sociali. E' un bene di tutti, non di Libera. Dalla chiusura, che è stata comunque un'esperienza positiva, che ha anche dato lavoro per 4 anni a persone di categorie svantaggiate, abbiamo cercato delle soluzioni ed una interlocuzione con il Comune. Le elezioni hanno sospeso questo rapporto, ora ripreso. Avremo un incontro con l'amministrazione il 29 maggio".

Sarà un importante momento per fare chiarezza, in quanto "da più parti abbiamo sentito che ci sia l'intenzione di rimuovere la struttura, o di fare una permuta della stessa con altri spazi. Non siamo disponibili a questo, l'obiettivo è preservare proprio questo spazio. Stamani alla laurea di don Ciotti c'era il sindaco Conti, c'è stata un'apertura. Speriamo in una nuova prospettiva". Dopo Tognoni ha fatto un breve intervento anche il rettore dell'Università di Pisa Paolo Mancarella: "Non ci nascondiamo: su questi temi siamo schierati, siamo con Libera. Per questo abbiamo ricordato al sindaco questo problema. E' un orgoglio per noi dare una laurea a don Ciotti, che poi non è solo per lui ma per tutti coloro che lavorano e si impegnano in Libera".

Ha preso parola poi don Ciotti, che si è calato nella realtà pisana: "La strada è in salita. Il sindaco è stato subito disponibile, gli fa onore e sono contento. Ci sarà da parlare con la Soprintendenza, perché l'area dove c'è l'edicola è vincolata. Dovremo fare pressione dal basso, parlare anche con il prefetto. E' difficile, ma è possibile. Credo che in questi casi si possa anche trovare delle deroghe. L'edicola è un segno importante, vedi quello che è successo sul litorale romano con la villa dei Casamonica: superate le difficoltà burocratiche, una villa è stata tolta ai mafiosi, e da lì siamo arrivati a toglierne un'altra, lì davanti, e farci un parco per bambini. Questi spazi sono simboli, simboli che distruggono i mafiosi". Sui possibili usi dell'edicola ha lanciato una suggestione: "Farne un bello schermo, dove possa andare in onda un notiziario redatto dai vari presidi di Libera in tutta Italia". Ha poi tributato merito all'Università di "essere la prima in Italia con cui abbiamo lanciato un percorso, un master sulla corruzione".

Ha sottolineato e riassunto il valore dell'edicola anche Giovanni Pagano, responsabile regionale di Libera dei beni confiscati: "E' importante che resti l'edicola, visibile e come simbolo perché troppe domande non hanno trovato risposta. Perché i soldi per questa edicola qualcuno li ha presi. Perché una pratica in Comune è stata eseguita. La struttura dimostra che c'era un'infiltrazione mafiosa in centro a Pisa. Non è quindi una questione imprenditoriale, ma quantomeno un atto di memoria, da supportare con l'uso sociale del bene". 

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