Edicola rimossa, la questione in Regione: "Il Comune individui una nuova collocazione"

Mozione presentata dai consiglieri regionali Nardini, Mazzeo e Pieroni affinchè la Giunta del presidente Rossi si attivi sulla questione

Non cala l'attenzione sull'edicola confiscata alla mafia rimossa dall'amministrazione da Borgo Stretto, un gesto che ha sollevato polemiche e prese di posizione e che ha visto ieri, dopo giorni di silenzio, l'intervento anche del sindaco Michele Conti a spiegare il perchè della rimozione.
Oggi la richiesta di un intervento alla Giunta Regionale presentata con una mozione dai consiglieri del Partito Democratico Andrea Pieroni, Antonio Mazzeo e Alessandra Nardini.

“La rimozione dell’edicola confiscata alla mafia di Borgo Stretto a Pisa è stato un gesto ambiguo e provocatorio da parte dell’amministrazione comunale leghista nei confronti di chi promuove la cultura della legalità - sottolineano i tre consiglieri regionali - un gesto su cui esprimiamo forte contrarietà e su cui auspichiamo si possa porre al più presto rimedio. Data l’importanza che in città, e non solo, l’edicola aveva assunto negli anni come presidio di contrasto alla criminalità e promozione della cultura della legalità soprattutto tra le nuove generazioni, sollecitiamo la Giunta regionale ad attivarsi con ogni iniziativa utile affinché il Comune di Pisa individui una nuova collocazione, centrale e ben visibile, in cui ricollocare e riqualificare la struttura favorendo anche un sostegno economico per far sì che possa essere utilizzata a scopo sociale”.

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“In Toscana sono 572 i beni confiscati alla criminalità organizzata, distribuiti in 67 Comuni, di questi sono 145 quelli destinati al riuso. L’edicola di Borgo Stretto in cui campeggiava l’insegna 'Questo è un bene confiscato alla mafia' è stato il primo laboratorio regionale di riutilizzo sociale di un’azienda sottratta alla criminalità: il progetto 'I saperi della legalità' nato nel 2014 e inaugurato alla presenza di Don Luigi Ciotti è andato avanti fino a marzo 2018; ne facevano parte la Regione Toscana, il Comune e tutte le associazioni del coordinamento provinciale di Libera - continuano Mazzeo, Nardini e Pieroni - a seguito della chiusura del 2018 il bene ha continuato a rappresentare un simbolo della lotta alla malavita organizzata, ospitando studenti e comitive all’interno di azioni di sensibilizzazione alla legalità. Per questo la rimozione avvenuta per mano dall’amministrazione e il successivo ritrovamento in una discarica sono uno schiaffo quantomeno simbolico a chi si occupa di promuovere la cultura della legalità e all’intera comunità. Non a caso a seguito dell’inaspettata rimozione c’è stata un’importante mobilitazione della cittadinanza, dalla stessa Libera alle scuole, dalle associazioni studentesche ai rettori delle Università di Pisa e della Scuola Superiore Sant’Anna, fino alle organizzazioni sindacali, per ribadire la necessità di non depennare un pezzo importante della recente storia cittadina - concludono Mazzeo, Nardini e Pieroni - la Regione Toscana si è sempre contraddistinta per l’impegno volto all’adeguamento e alla ristrutturazione di beni confiscati alla criminalità organizzata con l’obiettivo di valorizzarne al massimo l’uso sociale. Quello che è successo a Pisa merita l’attenzione delle istituzioni, a tutti i livelli, perché è inaccettabile cancellare con un colpo di spugna anni di impegno e partecipazione nella lotta contro la piaga che più di ogni altra affligge il nostro Paese”.

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