Emergenza sfratti, nuovi casi e servizi sociali impotenti: "Intervenire subito"

Per l'Unione Inquilini di Pisa la gravità della situazione richiede misure immediate: "Si usino le case sfitte, l'esasperazione delle persone è al limite"

Quasi uno sfratto al giorno. E' quello che si verificherà a Pisa nei prossimi mesi, ed in buona sostanza è ciò che accade da tempo in città. Un'emergenza sistematica quella della difficoltà abitativa che si avvicina sempre più al collasso, in assenza di uno sbocco che, secondo l'Unione Inquilini di Pisa, può essere rappresentato solo dalla messa a disposizione degli alloggi di resulta. In primis quei 50 appartamenti a Sant'Ermete, bisognosi di manutenzione ma in cui vivono in condizioni simili molti residenti.

Nello stillicidio di esecuzioni, che hanno visto circa 30 sfratti dall'estate ad oggi ed altri 50 previsti fino gennaio 2018, è finito anche Giorgio, 44 anni. Da 18 mesi ha perso il lavoro e ieri, 17 ottobre, è stato sfrattato insieme alla sua compagna. Uno dei tanti casi di morosità incolpevole a scadenza di sospensione. E' stato sistemato in un B&B per 10 giorni, dopo i quali non vede prospettive: "Passato questo tempo sarò in mezzo alla strada. Siamo dei numeri, delle statistiche, per il servizio sociale. Come aiuto ho avuto in tutto 80 euro di buoni pasto e qualche telefonata per rinviare lo sfratto, in 18 mesi. Ora pagano 60 euro a notte per 10 giorni, quando con questi soldi, se mettessimo insieme i casi come il mio, si potrebbe avere le risorse per sistemare le case dove potremmo andare, anche solo provvisoriamente. Non sono residente da 24 mesi, ma ho seguito sempre tutte le regole e bandi, ho la mia dignità. Cosa dovrei fare, sfondare una casa?".

Alle già note cause del fenomeno, con le proposte dell'Unione Inquilini, si sta sommando una difficoltà della Società della Salute a rispondere alla richiesta di sostegno degli sfrattati. "Abbiamo smesso di chiedere nuove sospensive - ribadisce l'avvocato Claudio Lazzeri - perché tanto non serve a nulla. Con lo sfratto delle persone ci siamo trovati come volontari davanti a situazioni difficili, anche con minori, dove servono anche competenze che noi non abbiamo. Sottolineo: siamo volontari. Possono sembrare dettagli, ma con lo sfratto ci sono i beni degli inquilini da spostare. Devi richiedere il permesso al proprietario che di certo non sarà contento. Ci sono i giocattoli e i libri di scuola dei bambini, che si vedono cambiare la vita in un giorno. Magari non si ha la macchina, è successo che accompagnassimo noi le persone dagli assistenti sociali. Sono loro stessi che ci dicono che non hanno le risorse per intervenire efficacemente, per questo dico: facciano pressione all'amministrazione comunale per rendere agibili le abitazioni".

Tante problematiche potrebbero essere stemperate con la disponibilità degli alloggi: "Ogni caso ha le sue particolarità - prosegue Lazzeri - ma le soluzioni non possono essere i B&B o la coabitazione, dove ad esempio in un alloggio privato già sostenuto dal sociale viene inserita un'altra famiglia. La responsabilità primaria è del Comune, che fino ad ora non ha raccolto la nostra proposta di autorecupero, oppure quella di aumentare le tasse a chi ha numerose case sfitte, in modo da favorirne il ritorno sul mercato a prezzi calmierati o con convenzioni. Non può essere tutto fermo in attesa delle elezioni. Servono risposte immediate, le persone sono esasperate e c'è il pericolo di gesti inconsulti".

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