Coronavirus, l'epidemiologo fa il punto: "Massima allerta, ma niente panico"

Pier Luigi Lopalco, epidemiologo dell'Università di Pisa, descrive la situazione ed invita alla calma. Malati anche i figli della coppia di Taiwan transitati a Pisa a fine gennaio

C'è stato un "piccolo segnale di arresto dell'epidemia", serve essere sempre in "massima allerta, ma niente panico". L'epidemiologo dell'Università di Pisa Pier Luigi Lopalco segue da tempo la vicenda del coronavirus e sulla sua pagina Facebook raccoglie dati ed informazioni sulla situazione.

Nell'aggiornamento di ieri, 9 febbraio, ha parlato di come sembrerebbero cominciare a funzionare le misure di contenimento del virus, che potrebbe quindi non 'esplodere' oltre la Cina. Si tratta di un esercizio fatto da Lopalco sulla curva epidemica: "Quello che ho fatto in questa figura - scrive su Facebook - è di riportare, insieme alle notifiche giornaliere, la media mobile degli ultimi 7 giorni. In questo modo si rende in maniera grafica un dato più stabile. Anche la media mobile sembrerebbe mostrare un inizio di plateau. Ma per cantare vittoria restano ancora troppe incognite. Prima fra tutte la quota di casi asintomatici o paucisintomatici".

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"Possiamo dire - valuta l'epidemiologo - che se la Cina riuscisse a reggere questo livello di controllo e la diffusione nelle altre province cinesi non raggiungesse quella di Wuhan, forse il virus potrebbe restare nei confini nazionali. I Paesi vicini (Singapore, Taiwan, ecc.) avrebbero tutto il tempo e la possibilità di evitare il diffondersi. Per l'Europa - aggiunge - non mi preoccuperei più di tanto: finché i casi che arrivano qui sono sporadici, abbiamo tutti i mezzi necessari per contenerli. Questo vale, ovviamente, anche per l'Italia".

Ha ribadito oggi il concetto: "Chi conosce la sorveglianza delle malattie infettive sa bene che quello che viene riportato al sistema rappresenta solo una parte della realtà. I motivi sono tanti: molti casi non si rivolgono al sistema sanitario, fra quelli che vi si rivolgono alcuni non vengono diagnosticati, fra quelli che sono diagnosticati solo una parte viene segnalata. E' il problema della sottostima insita alla sorveglianza, un misto di sottodiagnosi e sottonotifica. Ogni malattia, in ogni Paese e in ogni momento della storia, ha il proprio livello di sottostima".

Prosegue con l'analisi: "Per fare un esempio, in Italia, se vogliamo stimare quanti siano i casi di malattia invasiva da pneumococco (meningite e sepsi, mica raffreddore!) dobbiamo probabilmente moltiplicare il numero delle notifiche per 5. In alcune regioni per 10. Immaginate cosa succede in una situazione di emergenza, con una disponibilità di kit diagnostici necessariamente limitata e con un sistema sanitario che non è certo quello italiano. A questo va aggiunta l'incognita dei casi asintomatici o con presentazione anomala (congiuntivite, gastroenterite, ecc.)".

Lopalco invita quindi nuovamente alla calma: "Insomma, quello che sappiamo al momento è che: in Cina è in corso una epidemia di difficile contenimento; grazie all'allerta internazionale, i casi nei Paesi vicini sono al momento gestibili; i casi in Occidente, Europa e Italia compresi, sono davvero sporadici. In definitiva: massima allerta, ma niente panico".

Turisti di Taiwan con coronavirus a Pisa a fine gennaio: malati anche i figli

I due figli della coppia a cui è stato diagnosticato il virus sono stati sottoposti alle cure come i genitori. Lo ha fatto sapere la Regione Toscana con l'assessore alla sanità Stefania Saccardi. "Le notizie che abbiamo avuto riguardano il fatto che questi signori sono stati in Toscana e sembra che abbiano girato con le mascherine, anche in albergo, per cui ci sentiamo abbastanza tranquilli al momento. Naturalmente non si può ancora dire niente, però i giorni stanno passando e quindi ci sentiamo di rassicurare sul possibile contagio. Se ad oggi non abbiamo registrato nessun caso di malattia accertata, diciamo che sostanzialmente è presumibile che non ci siano stati contatti infettivi".

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