Frana sulla Provinciale Francesca, la consigliera Chincarini: "Basta con i palliativi"

Gli abitanti si stanno organizzando per promuovere una class action contro la Provincia di Pisa dopo l'ennesima frana che ha colpito la Strada Provinciale Francesca, prima chiusa, poi aperta per un'ora, poi di nuovo chiusa e poi infine riaperta

Sopra la nuova frana sulla via Francesca, nell'altra foto la soluzione prospettata da Tantussi

La consigliera regionale di Centro Democratico Maria Luisa Chincarini è tornata ad effettuare un sopralluogo sulla Strada Provinciale Francesca, dopo che una nuova frana ha costretto questa mattina a chiudere nuovamente la strada appena riaperta a senso unico alternato. "Mi sono fatta accompagnare da un tecnico, un ingegnere civile specializzato in trasporti, che mi ha illustrato gli interventi che lui potrebbe considerare necessari alla definitiva messa in sicurezza dell'area - scrive la capogruppo in Consiglio Regionale - era stata già riaperta mezza carreggiata grazie alla posa di blocchi di cemento, ma le piogge degli ultimi giorni hanno causato nuovi smottamenti, provocando così una nuova chiusura della strada".
"Oltre a queste soluzioni tampone, è necessaria una definitiva messa in sicurezza della strada - spiega Chincarini - per risolvere definitivamente il problema, mi è stato spiegato, è infatti necessario effettuare dei lavori di rinforzo del pendio e realizzare dei muri di contenimento. Per questo serve chiudere interamente la strada, consentendo così la messa in sicurezza del declivio e della carreggiata. Per evitare ulteriori disagi all'utenza si può pensare di deviare il traffico nell'attiguo deposito di materiali, il cui gestore si è già mostrato disponibile per questa emergenza e il cui terreno addirittura insiste su un'area demaniale. Continuare a perdere tempo con interventi palliativi è evidentemente del tutto inutile".

Intanto i cittadini sono più arrabbiati che mai e stanno pensando di organizzare una class action contro la Provincia di Pisa, accusata di non aver preso seriamente il problema e di aver solamente perso tempo, allungando lavori che ora, alla luce della nuova frana, sembrano ancora più inutili. "Aperta alle 7, richiusa alle 9, riaperta alle 13. Per i passanti resta il rischio di restare sepolti dalla terra, la Provincia invece si è ricoperta di qualcos'altro - afferma Alessandro Tantussi, uno degli abitanti che ha seguito tutta la vicenda e che si è fatto promotore di una soluzione per riaprire la strada in tempi rapidi - stamattina ho eseguito un sopralluogo con due tecnici, un ingegnere ed un geometra. Mi hanno confermato che: 1) l'attuale viabiltà è a rischio perché il versante nudo è ripido e non si possono escludere (in particolare a seguito di eventuali precipitazioni atmosferiche) ulteriori e pericolosi smottamenti di terra che potrebbero coinvolgere il traffico con danni a persone e cose. 2) per mettere in sicurezza il fronte della frana sono necessari lavori consistenti che comporteranno tempi ed oneri non indifferenti. 3) la proposta di una deviazione del traffico sul resede della ex cava di rena (assolutamente praticabile sul piano tecnico) sarebbe stata, in via provvisoria, la soluzione meno costosa e più rapida in attesa dei maggiori e più complessi lavori da eseguire sul versante. Sto raccogliendo adesioni per una class action contro la Provincia".Frana Provinciale Francesca-6

"Di fronte alla frana ci sarebbe stato tutto lo spazio necessario per deviare la strada di 10-15 mt rispetto al fronte della frana. Spostare la strada sulla cava avrebbe significato mettere il traffico al riparo da ulteriori smottamenti, che mai avrebbero potuto raggiungere la viabilità deviata - spiega Alessandro Tantussi, che illustra nuovamente la soluzione che da giorni non si stanca di ripetere allo stesso ente provinciale - riaperta la strada al traffico, sia pur in via provvisoria, si sarebbe potuto provvedere con meno urgenza alle opere da eseguire su versante al fine di consolidare il terreno. Ciò avrebbe consentito di ripristinare il traffico in 2-3 giorni, con costi limitati e nella massima sicurezza. So per certo che lo stesso proprietario dell’ex cava non avrebbe avuto problemi a concedere, in via temporanea e dietro pagamento di un giusto canone o in via definitiva dietro adeguato compenso, la cessione della proprietà. Ritengo che le istituzioni siano colpevoli per aver sottovalutato le difficoltà a cui hanno assoggettato la popolazione".

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