Piromane del Serra, il sospettato resta in carcere: "Parziale ammissione di colpa"

Venerdì mattina conferenza stampa in procura per fare il punto sulle indagini. Crini: "Franceschi ha fornito una sorta di ammissione di responsabilità con riferimento ad un'ipotesi di incendio colposo"

Giacomo Franceschi, sospettato di aver incendiato il Serra. Sotto un momento della conferenza stampa di venerdì mattina

Il giudice per le indagini preliminari di Pisa, Donato D'Auria, ha firmato questa mattina, venerdì 21 dicembre, l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per Giacomo Franceschi, il 37enne calcesano e volontario dell'antincendio boschivo ritenuto responsabile di aver dato fuoco al Serra. Ma non è l'unica novità. "L'indagato - ha spiegato il procuratore Alessandro Crini, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta in procura, per fare il punto della situazione - ha fornito anche una sorta di ammissione di responsabilità con riferimento però ad un'ipotesi di incendio colposa. Dal nostro punto di vista il quadro indiziario è invece grave e dimostra la volontarietà del gesto". 

Le indagini

A tradire Franceschi è stato il cellulare. La celle telefoniche e la cronologia di Google Maps, che registra i percorsi fatti dall'indagato, lo collocano infatti nel punto esatto in cui sarebbe partito l'incendio. E lo fanno in un'orario, intorno alle 21 del 24 settembre, compatibile con il divampare delle fiamme. Secondo gli inquirenti il sospettato avrebbe anche attraversato più volte i sentieri e le strade del bosco. Meno chiaro, per il momento, invece il movente. "Quello che è certo - ha sottolineato Crini - è la propensione del Franceschi ad essere sempre il primo ad arrivare sul luogo dell'incendio. Cosa che si è verificata anche in questo caso".

A ripercorrere le varie tappe delle indagini è stato lo stesso Crini che ha anche sottolineato come la collaborazione tra forestali e arma dei Carabinieri abbia portato a "risultati notevoli". "Il primo passo - ha detto Crini - è stato quello di inquadrare l'incendio del 24 sera in riferimento ad altri fenomeni simili avvenuti in quei giorni nella stessa area". In particolare all'incendio divampato il 15 settembre a Montemagno. "Un episodio per il quale, almeno per il momento - ha proseguito Crini - non abbiamo mosso alcun addebito nei confronti del Franceschi, ma che siamo convinti sia collegato a quanto accaduto dieci giorni dopo".

Da questo punto di partenza nasce 'una rosa di sospettati', tra cui già risultava anche il 37enne di Calci. Quando Franceschi viene poi sentito dagli investigatori riguardo ai fatti accaduti il 15 settembre, fornisce un racconto che insospettisce ancora di più gli inquirenti. La svolta arriva però con i dati 'forniti' dal cellulare di Franceschi che lo posizionano nel luogo in cui è partito l'incendio che ha devastato il Serra. Si arriva così a martedì scorso. "Abbiamo chiamato l'indagato per avere dei chiarimenti - continua Crini - con il Franceschi che ha rilasciato delle dichiarazioni spontanee che non ci hanno però convinto. A quel punto lo abbiamo di fatto iscritto nel registro degli indagati. Subito dopo l'indagato è stato interrogato anche in presenza del suo avvocato. Gli elementi raccolti, molti dei quali contraddittori anche rispetto a quanto già dichiarato dal Franceschi nel corso delle precedenti testimonianze delle settimane scorse, ci hanno convinto a chiedere il fermo dell'uomo".

La versione di Franceschi

"Franceschi - ha spiegato ancora Crini - ha ammesso di trovarsi lì quella sera, nel luogo da cui è partito l'incendio. Secondo il suo racconto si sarebbe però recato lì a scopi 'precauzionali' per controllare che la strada provinciale fosse percorribile". Tutto questo dopo l'incendio del 15 settembre e in previsione dell'allerta meteo per vento che era già stata diramata dalla protezione civile. Secondo quanto raccontato dall'indagato, Franceschi, una volta parcheggiata la macchina, sarebbe entrato in una sorta di stato confusionale a causa di un problema di salute (il procuratore non è voluto entrare però nei dettagli).

"A quel punto - ha continuato Crini - si sarebbe avventurato senza bene sapere perchè all'interno del bosco, raggiungendo la parte opposta, da dove è partito l'incendio. Lì avrebbe estratto un accendino e bruciato alcuni fili della tuta tecnica che aveva portato con sè. Poi, ancora senza sapere bene perchè, avrebbe dato fuoco ad un pezzo di carta, che poi avrebbe gettato a terra, quasi senza rendersene conto. A quel punto, intorno alle 21.30, sarebbe ritornato a Calci". Solo in seguito, dopo aver preso alcune medicine, l'indagato sarebbe ritornato in sè. "E' stato lo stesso Franceschi - ha spiegato ancora Crini - ad ammettere che da quel pezzo di carta acceso e gettato per terra potrebbe essere partito il rogo. Ha anche ammesso di aver buttato via l'accendino, una volta resosi conto dei suoi gesti".

Cosa non torna nel racconto di Franceschi

Sono diverse le cose che non tornano agli inquirenti nel racconto fornito da Franceschi. Intanto il fatto che Franceschi si dichiari un non fumatore. In secondo luogo i problemi di salute di cui soffrirebbe, che non avrebbero però, almeno per il momento, alcun riscontro. Poi le diverse contraddizioni fornite da Franceschi nei vari interrogatori a cui è stato sottoposto, e anche il fatto che prima di martedì, nonostante fosse già stato sentito diverse volte, non avesse mai accennato a una sua presenza, quella sera, nel luogo dell'incendio. "Perchè di questa cosa non ne ha parlato prima?" si chiedono gli inquirenti. "E' inoltre poco credibile - sottolineano gli inquirenti - il fatto che l'indagato abbia dato vita di sua iniziativa a un'azione di prevenzione a quell'ora della sera". "Le indagini - ha concluso Crini - andranno ancora avanti".

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