Volterra: a 46 anni si reinventa e impara l'antica arte del ciabattino

Giuliana Tridenti, dopo tante peripezie e lavoretti, decide di imparare il mestiere del calzolaio. Ottenuti i finanziamenti, sabato scorso ha inaugurato la sua nuova bottega nel borgo volterrano

Giuliana, Elio e il sindaco Marco Buselli all'inaugurazione

La storia di Giuliana Tridenti ha fatto subito scalpore, suscitando un interesse generale. "Reinventarsi" a 46 anni non è una cosa semplice, specialmente per una donna separata e con una figlia di 15 anni da dover crescere. Eppure questa signora di Pomarance è riuscita a stravolgere la sua vita, imparando un vecchio mestiere artigianale che nessuno sa e vuole più fare. Dopo una lunga serie di lavoretti precari, che non la soddisfacevano e non riuscivano a risolvere i suoi problemi economici, guidata da un maestro esperto, è diventata una calzolaia.

L'avventura di Giuliana inizia nel 2008, dopo aver perso il lavoro come cameriera in un agriturismo. "Presa un po' dalla disperazione - comincia a raccontare - sono andata dal mio calzolaio e gli ho chiesto di insegnarmi il suo mestiere". Il ciabattino, dove va sempre Giuliana, è Elio Dell'Aiuto: un vecchio artigiano di Volterra.

"Inizialmente Elio non era favorevole ad insegnarmi il suo mestiere - continua a raccontare Giuliana - e non perchè non volesse lasciarmi in eredità i suoi segreti ma per seccature legali e assicurative. Ho continuato così a fare dei lavoretti, all'insegna del precariato. In quel periodo facevo le pulizie in una palestra e ho conosciuto il figlio di Elio. È stato lui a convincere il padre a tramandarmi il suo lavoro. Allora mi sono inventata l'idea del tirocinio. Dopo una lunga serie di firme, burocrazie e carte, ho potuto iniziare la mia esperienza nella bottega di Elio".

L'esperienza di Giuliana dura 6 mesi, in questo periodo di tempo impara l'arte e le tecniche per poter diventare una brava calzolaia, un mestiere ormai sottovalutato ma che l'ha sempre affascinata. Oggi quando le scarpe si rompono vengono buttate e raramente si portano ad aggiustare. Il mercato odierno e le nuove tecnologie affossano i lavori artigianali.giuliana e il cuoio-2 Si preferisce buttare e ricomprare, piuttosto che riciclare qualcosa di vecchio.

"Finito il tirocinio ho continuato a fare i miei soliti lavoretti: baby sitter, la badante diurna e molte pulizie. I costi per aprire una bottega erano troppo alti e io non avevo niente da parte che mi permettesse di aprire una nuova attività - spiega Giuliana - per fortuna ho avuto un aiuto dalla Cassa di Risparmio di Volterra. La banca ha creduto nel mio progetto e nelle mie idee e, nonostante i miei problemi economici, mi ha concesso un piccolo finanziamento. Anche le persone che mi hanno affittato il fondo sono state disponibili. Così sono riuscita ad aprire il mio negozio".

La macchina di finissaggio, fondamentale per aggiustare le calzature, le è stata regalata da Elio. "È la sua macchina storica e lui me l'ha donata - sorride - ora che lui ha chiuso la sua attività spero che passi a trovarmi spesso, Elio ha ancora tante cose da insegnarmi. Mi ha insegnato un mestiere che mi piace: far rinascere delle scarpe che altrimenti sarebbero da buttare mi appaga". Anche la cittadinanza ha accolto positivamente l'iniziativa della donna. "Sono tutti  contenti. Fino a poco tempo fa - afferma la Tridenti - la gente andava  fino a Pontedera per aggiustare un paio di tacchi. Poi c'erano dei tempi d'attesa lunghissimi, a volte anche di due mesi".

La nuova bottega sembra aver conquistato tutti. Anche la figlia di Giuliana, che all'inizio sembrava preoccupata per il nuovo lavoro della mamma. "È una sfida ma io ho fiducia - conclude la nuova calzolaia di Volterra - se una persona ha grinta, entusiasmo e salute può arrivare dappertutto". Figuriamoci con un buon paio di scarpe, meticolosamente aggiustate  a mano.

 

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