Il caso Ikea a Vecchiano sui tavoli della Commissione Europea

Il presidente Barroso ha citato il mancato insediamento dello store del mobile come esempio negativo dei tempi per aprire nuovi insediamenti produttivi in Italia. Ma il governatore Rossi rimanda al mittente le accuse

Il caso di Ikea a Vecchiano arriva anche sui tavoli dell'Unione Europea. Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea, parlando a Bruxelles ai leader europei sulle potenzialità del mercato unico, ha citato in negativo il caso di Pisa, dove il gruppo svedese Ikea è stato costretto ad attendere sei anni per avere il permesso per aprire un nuovo punto vendita, quando in Cina servono solo otto mesi. Una vicenda in realtà ricostruita in modo inesatto da Barroso. "Alla fine, Ikea ha perso la pazienza e si è trasferita in un'altra città della regione", ha riferito Barroso, ricordando che Ikea fa il 62% dei suoi prodotti in Europa dove prevede investimenti per 3 miliardi nel 2012. Pisa non ha il record più negativo: "Ci sono esempi di attese più lunghe in lander della Germania", ha detto Barroso, secondo il quale "questo deve cambiare" se si vuole aumentare la crescita e creare nuovi posti di lavoro.

Ma è stata subito secca la replica del Governatore della Regione Toscana Enrico Rossi. "Non consento a nessuno di denigrare la Toscana. Neanche al presidente Barroso - ha affermato il presidente toscano - Barroso avrebbe piuttosto dovuto chiedersi come mai per anni e anni l'Ikea si sia ostinata a richiedere al Comune di Vecchiano licenze non solo per il suo insediamento ma anche per un centro commerciale, i cui volumi sarebbero stati in netto contrasto con le previsioni urbanistiche e con la qualità ambientale dell'area". "Il seguito della storia sfugge al presidente Barroso - prosegue il presidente Rossi - nel luglio scorso io stesso mi sono interessato al problema e ho incontrato i vertici di Ikea. In autunno, sulla base delle intese rapidamente raggiunte con il Comune di Pisa, la multinazionale ha potuto fare la sua scelta e decidere il proprio investimento. A febbraio il Comune di Pisa approverà la variante e in primavera si aprirà il cantiere. Da luglio a febbraio: sono proprio i tempi cinesi a cui fa riferimento il presidente Barroso. Lo stesso amministratore delegato di Ikea ha riconosciuto la serietà e l'affidabilità del comportamento della Regione Toscana, della città di Pisa e delle istituzioni locali. Potrei inviare al presidente Barroso tante lettere di ringraziamento che riceviamo da imprese che desiderano insediarsi in Toscana e che possono farlo in tempi brevi". "E' singolare poi che il presidente Barroso si riferisca in modo specifico alla Toscana e alla città di Pisa, procurando ad entrambe un gravissimo danno di immagine, denigrando il loro buon nome e rischiando di compromettere l'interesse delle imprese per i nostri territori. Mentre cita genericamente la Germania, dove i tempi sarebbero ancora peggiori - conclude Enrico Rossi - non facciamo le vittime, ma rivendichiamo con orgoglio il nostro lavoro. Come insegna il presidente Monti l'Europa deve imparare a rispettarci. E se per farlo occorre battere il pugno sul tavolo lo farò senza problemi, proprio oggi a Bruxelles, dove mi sto recando per una serie di incontri".

E a spazzare via i presunti tempi biblici per la costruzione dello store ci ha pensato anche il Comune di Pisa che in una nota sottolinea appunto come l'iter autorizzativo per il negozio Ikea sarà inferiore ad un anno. "Si è colpevolmente scambiato Pisa con Vecchiano dove Ikea aveva pensato, in un primo tempo, di potersi insediare. Ma dove non vi erano le condizioni urbanistiche favorevoli - afferma in una nota l'amministrazione comunale - condizioni favorevoli che si sono invece trovate a Pisa anche di fronte a un progetto diverso e ridotto rispetto al precedente".

 

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