Barroso su Ikea a Vecchiano: ragione al Comune ma procedure più snelle

Il presidente della Commissione Europea ha scritto una lettera all'amministrazione comunale nella quale condivide l'attenzione ad assicurarsi che l'installazione di un sito aziendale avvenga in zone adatte e non in aree agricole

Dopo il botta e risposta con il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, il presidente della Commissione Europea Manuel Barroso torna a parlare della questione Ikea e lo fa con una lettera inviata all'amministrazione comunale di Vecchiano, luogo scelto da Ikea per il suo insediamento prima del definitivo no e la scelta di Pisa. Il vicesindaco vecchianese Federico Meini e il consigliere comunale del Prc Massimo Cerri in una nota affermano di avere ricevuto una lettera scritta dallo stesso Barroso dopo che aveva criticato i tempi lunghi della burocrazia italiana. "Scrivemmo una lettera a Barroso a difesa del nostro operato - ricorda il vicesindaco - ma soprattutto del nostro territorio, sottolineando che il percorso fatto da Vecchiano atteneva alla programmazione territoriale e che nessun rallentamento all'apertura del megastore veniva dal Comune che, nostro malgrado ma anche per nostro merito, ha varato un regolamento urbanistico, il quale prevede la grande distribuzione nella zona industriale di Migliarino e non in una area a destinazione agricola, quindi non fu colpa di Vecchiano se le scelte di Ikea si sono rivolte altrove".

E Barroso sembra approvare l'operato del Comune. Nella sua lettera di risposta Barroso, aggiunge infatti Cerri, afferma di "condividere pienamente l'attenzione ad assicurarsi che l'installazione di un sito aziendale avvenga in zone adatte a questi scopi", tuttavia il presidente della Commissione Europea puntualizza anche, in riferimenti alle lunghe pratiche burocratiche, la volontà della Ue, sostenuta dai governi nazionali e quindi anche da quello italiano, di produrre leggi che possano portare avanti un ambizioso progetto per eliminare ostacoli normativi e amministrativi alla attività economiche. Una posizione, spiegano Meini e Cerri, che "non condividiamo perché riteniamo essenziale difendere l'enunciato dell'articolo 41 della Costituzione che, pur garantendo l'iniziativa economica privata e libera, afferma che essa non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana e che è compito della legge determinare controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata ai fini sociali". In sostanza, conclude Meini, "non siamo contrari allo sviluppo ma esso deve avvenire riutilizzando l'esistente, senza consumo di nuovo suolo". (fonte Ansa)

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