Prefettura, protesta della comunità senegalese: "Tempi troppo lunghi per il permesso di soggiorno"

I manifestanti, più di 200 secondo gli organizzatori, denunciano: "I tempi per il rinnovo dovrebbero essere al massimo di 60 giorni, ci sono persone che aspettano da 2 anni. Nel mentre, per la legge, sono diventati clandestini"

Un momento della manifestazione. Foto dal profilo Facebook di Sergio Bontempelli

Un presidio di protesta di fronte alla Prefettura di Pisa per denunciare le lunghe attese necessarie per il rinnovo del permesso di soggiorno. E' quello andato in scena questa mattina intorno alle 10 in piazza Mazzini e a cui hanno partecipato tantissime persone (gli organizzatori parlano di più di 200 manifestanti) appartenenti alla comunità senegalese.

"Dal momento della domanda fino all'effettivo rinnovo del permesso di soggiorno dovrebbero passare, a termine di legge, al massimo 60 giorni - spiega Sergio Bontempelli di Africa Insieme - qui ci sono persone che hanno fatto domanda di rinnovo due anni fa e ancora non hanno ricevuto una risposta. Spesso la Prefettura utilizza norme che niente hanno a che vedere con le leggi che regolano la domanda di permesso. Un esempio su tutti: il richiedente dovrebbe presentare la documentazione relativa al reddito, ma la legge parla di reddito 'a venire', cioè quello che la persona avrà durante il futuro soggiorno nel nostro paese. Spesso si richiede invece il reddito passato, cosa che niente ha a che fare con la legge".

Secondo la comunità senegalese la Prefettura utilizzerebbe insomma una serie di 'pretesti' per allungare i tempi del rinnovo del permesso di soggiorno. "La situazione è peggiorata da un anno e mezzo a questa parte - spiegano Babacar Ndiaye, vicepresidente della comunità sengalese a Pisa, e Seydina Issa presidente della comunità senegalese di Fucecchio - ci hanno anche fatto capire che se smettessimo di fare i venditori ambulanti nella zona del Duomo, la trafila burocratica serebbe probabilmente più breve".

Solo a Pisa sarebbero quasi 200 i senegalesi in attesa di una risposta da parte delle autorità e molti di loro vivono in Italia ormai da parecchi anni. "Molti di noi - proseguono Babacar e Issa - vivono qui da quasi 20 anni. Ci sono persone che hanno lavorato per più di dieci anni, versando regolarmente i contributi e che poi con la crisi, come molti italiani, sono state mandate a casa dai loro datori di lavoro: hanno ormai la loro famiglia e i loro figli qua". Ma che cosa succede durante il periodo necessario per il rinnovo?: "Ci viene rilasciato un permesso temporaneo - spiega Babacar - che può arrivare a durare fino a 6 mesi. Poi diventiamo ufficialmente clandestini".

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