Emergenza abitativa, minacce e aggressioni ai dipendenti della SdS: "Ora basta"

Trentacinque lavoratori della Società della Salute pisana hanno lanciato un appello affinchè possa essere ristabilito un clima senza conflittualità eccessive, nell'interesse di tutti gli utenti, a partire dai più fragili

La sede della Società della Salute

Stanchi del clima di intimidazione che si è venuto a creare, i dipendenti della Società della Salute pisana hanno scritto una lettera affinchè possano tornare a lavorare con la massima serenità. Gli abitanti di Sant'Ermete con gli attivisti del gruppo Prendocasa Pisa stanno continuando a evidenziare la loro situazione, ponendo l'attenzione sull'emergenza abitativa a Pisa. Prima un blitz durante l'assemblea del Partito Democratico, poi quello negli uffici della Società della Salute. Ora sono i dipendenti dell'ente a dire basta.

"Le vicende politiche e sociali legate ai bisogni emergenti dei cittadini pisani fanno emergere una elevata tensione nel contesto cittadino - affermano in una lettera 35 dipendenti della Società della Salute - nel corso degli ultimi mesi queste tensioni si sono manifestate in un crescendo di episodi di minacce e aggressioni, che oltre a manifestarsi nei confronti degli amministratori della città, hanno interessato diversi operatori e servizi della SdS. Negli scorsi giorni questa tensione si è nuovamente scaricata nella sede della SdS Pisana, influendo negativamente sul lavoro quotidiano e mettendo in particolari difficoltà alcuni colleghi".

"La situazione, oltre a preoccuparci come cittadini, ci interroga come lavoratori - proseguono - il lavoro sociale è un lavoro di frontiera ed è sempre più complesso tentare di lavorare in modo equo con una situazione di forte riduzione delle risorse economiche e di organico, però è quanto mai necessario. L’equità richiede comprensione, valutazione e l’uso di regole condivise che se forzate possono forse risolvere una singola situazione, ma si riversano inevitabilmente su qualcuno di più fragile e meno rappresentato che non potrà usufruire di servizi". "Per questo - evidenziano ancora i dipendenti - riteniamo opportuno che, oltre ai diritti e ai bisogni delle persone, venga tutelata la nostra possibilità di continuare a dare risposte ed erogare interventi in un contesto sicuro e non turbato da conflittualità eccessive, questo nell’interesse della comunità e delle persone che in questo momento sono più fragili. Il nostro è un appello affinché sia possibile ristabilire un clima di collaborazione e corresponsabilità e si rafforzi la cooperazione tra le istituzioni preposte alla gestione dei servizi di assistenza, quelle di tutela della sicurezza e le forze sociali".

EMERGENZA ABITATIVA. L'amministrazione comunale intanto si prepara ad affrontare l'emergenza abitativa, visto che da qui alla fine dell'anno saranno 40 gli sfratti esecutivi previsti. Il piano è già in avanzata fase di elaborazione: per venti famiglie sotto sfratto, infatti, sarà possibile trovare una soluzione utilizzando gli strumenti già disponibili quali i contributi all’affitto e le assegnazioni straordinarie.

"Per gli altri nuclei familiari, invece, l’intenzione è di risolvere il problema, in parte mettendo loro a disposizione una parte delle 23 abitazioni popolari di Sant’Ermete attualmente sfitte a cui l’Apes assicurerà nuovamente l’abitabilità per poi affidarle alla Società della Salute - fanno sapere dall'amministrazione comunale - e in parte utilizzando dieci delle 28 abitazioni costruite dall’impresa Condotte fra l’Aurelia e viale delle Cascine, ma rimaste invendute che saranno affidate all’Agenzia Casa e affittate a canone concordato. Le altre 18, invece, saranno affidate al Diritto allo Studio per dare accoglienza agli studenti che hanno diritto ad un posto letto".

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