Medicina: esiste una molecola che blocca il cancro alla tiroide

Gli esperti internazionali, riuniti a Pisa per il Congresso dell'associazione europea della tiroide, sostengono che ci sia una molecola in grado di bloccare le cellule del tumore midollare alla tiroide

In questi giorni a Pisa si sta svolgendo il 36° Congresso Europeo sugli studi della tiroide, seguito da importanti studiosi e ricercatori medici che si sono riuniti per parlare e confrontarsi sulle ultime scoperte e trattamenti delle malattie tiroidee. Così si è inevitabilemnte parlato di 'Vandetanib', la prima molecola capace di bloccare la proliferazione delle cellule tumorali del carcinoma midollare alla tiroide. Si può inaugurare una nuova era nel trattamento di questa rara forma di tumore. Infatti secondo gli esperti internazionali, il farmaco sviluppato da AstraZeneca può essere fondamentale nella cura di questo cancro, che rappresenta il 5% delle neoplasie tiroidee e colpisce ogni anno circa 200 italiani e 2.400 persone in Europa.

"Fino a ieri - spiega Rossella Elisei, professore associato del dipartimento di Endocrinologia dell'Università di Pisa - l'unica soluzione contro il carcinoma midollare era l'asportazione della lesione cancerosa e dell'intera ghiandola tiroidea. Ma per le diagnosi tardive, in caso di malattia in fase avanzata o metastatica, non avevamo a disposizione cure valide, anche perché chemio e radioterapia hanno dimostrato di essere inefficaci. Vandetanib ha invece dimostrato una grande efficacia, riuscendo a ridurre la velocità di crescita e addirittura a bloccare le cellule tumorali. Non esistono terapie equivalenti al momento: vandetanib rappresenta l'unica opportunità di trattamento per questo tumore localmente avanzato o metastatico".

"Il farmaco è usato negli Stati Uniti già dal 2011 e in Europa è stato approvato a febbraio: sono già trascorsi molti mesi e l'attesa, per i pazienti e per noi medici inizia a essere frustrante". La molecola agisce attraverso l'inibizione del fattore di crescita vascolare endoteliale ed è in grado di bloccare la crescita dei vasi che portano sangue al tumore. Inoltre, blocca i recettori del fattore di crescita epidermico, riducendo la crescita e la sopravvivenza tumorale. Lo studio clinico condotto su 331 pazienti, il 20% dei quali arruolati in Italia, ha dimostrato che vandetanib permette una riduzione del 54% del rischio di progressione di malattia rispetto al placebo.

"Per il paziente - conclude Elisei - il vantaggio principale è che la terapia con vandetanib, che richiede l'assunzione di una compressa al giorno, non implica ospedalizzazione e può essere seguita direttamente da casa".

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