Moschea a Pisa: prove di dialogo

Il Comitato 'Sì alla libertà di culto' commenta l’intervista all’assessore Dringoli

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

Il Comitato per la libertà di culto ha letto con interesse l’intervista rilasciata dall’assessore all’urbanistica, Massimo Dringoli, lo scorso 14 aprile al quotidiano la Nazione. Riteniamo importante e doveroso che l’assessore affermi che il principio costituzionale della libertà di culto non è in discussione, riconoscendo così il diritto della comunità musulmana di Pisa ad avere una propria moschea nel territorio comunale. Ci fa piacere, inoltre, che l’assessore condivida quanto sostenuto più volte dall’Imam di Pisa, ossia che la costruzione di un luogo di culto unitario per i musulmani di tutte le appartenenze linguistiche, dove la predicazione si svolgerà in italiano, sia da preferire alla moltiplicazione degli spazi di preghiera in città. Dispiace, tuttavia, dover constatare che l’assessore Dringoli parli in maniera assai generica di un “vincolo paesaggistico” che verrebbe violato dall’attuale progetto della moschea in via Chiarugi, giustificando così l’opposizione della giunta alla realizzazione del Centro Islamico in quella sede. Dai documenti a nostra disposizione non risulta nessun vincolo paesaggistico insormontabile sull’area interessata. Un vincolo riguarda un’area limitrofa al progetto, ossia le alberature di via del Brennero. Inoltre, come l’assessore sa bene, l’attuale progetto prevede il ripristino dell’alberatura oggi distrutta in corrispondenza alla nuova costruzione e la realizzazione di una pista ciclabile. Allo stesso modo, dispiace che si invochi ancora una volta la presunta necessità di parcheggi nella zona del CUS al solo scopo di impedire la costruzione della moschea. Anche ammettendo che gli impedimenti urbanistici evocati dall’assessore siano reali, e non possano essere rimossi, riteniamo spetti alla giunta comunale individuare un’area alternativa dove garantire il diritto della comunità musulmana ad un luogo di culto. Quando i cittadini hanno dei diritti costituzionali, è dovere dell’amministrazione garantirne l’esercizio effettivo. Se non lo fa, deve aspettarsi che i cittadini facciano ricorso alla giustizia e chiedano di essere risarciti per gli eventuali danni. Noi auspichiamo che l’amministrazione prevenga ogni possibile contenzioso in sede legale con i proprietari dell’area attualmente destinata ad ospitare il Centro islamico. Il Comitato per la libertà di culto rinnova al sindaco e alla giunta l’invito ad un confronto pubblico su questi temi. Siamo certi che, animati da spirito di verità e di collaborazione, potremo uscire dall’attuale situazione di stallo. Proprio qui a Pisa, non dobbiamo sprecare l’opportunità che ci viene offerta di marcare un significativo progresso di civiltà, grazie al profondo senso di cittadinanza della numerosa e multiculturale comunità islamica locale e alle positive esperienze di dialogo già in atto da tempo.

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