Occupato il liceo Russoli a Pisa: "Protesta contro l'alienazione"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

Di seguito il documento redatto dai ragazzi del liceo Franco Russoli di Pisa, occupato la mattina del 24 gennaio 2020.

Il 24 gennaio il liceo artistico Franco Russoli di Pisa è stato occupato. La decisione è stata presa dagli studenti come proseguimento di un percorso provinciale, definito negli ultimi mesi attraverso alcune manifestazioni di dissenso nei confronti delle condizioni dell’edilizia nelle nostre scuole. A seguito di tali manifestazioni, sono stati instaurati, in quasi ognuno dei nostri edifici,dei cantieri, a dimostrazione del fatto che le nostre lotte non sono vane. Ma questo non ci basta. La sicurezza degli edifici scolastici è alla base delle necessità di uno studente, dovrebbe risultare come una piccola parentesi nella complessità delle falle nel sistema scolastico.
L’occupazione è nata, quindi, come forma di protesta a tutto ciò che nella situazione all’interno delle scuole va oltre all’edilizia, la quale dovrebbe essere ritenuta scontata.
Teniamo a ricordare che le critiche non sono indirizzate alla nostra singola struttura, ma che,anzi, la nostra rivendicazione si ricollega al sistema scolastico italiano, e quindi a sentimenti comuni in ogni scuola sul territorio. La nostra scuola è quindi solo un mezzo per rivendicare una situazione presente in tutta italia.
Rivendichiamo ciò per cui lottiamo da anni: l’abbattimento di quella che noi, durante il nostro percorso, abbiamo deciso di chiamare alienazione scolastica: la piaga di ogni studente, il sentirsi stretto in un luogo che non riconosce come suo, perché sempre più simile ad un’azienda in cui formare prodotti carichi di nozioni, pronti a loro volta a produrre, non più a formarsi come individui. Abbiamo riconosciuto l’alienazione in tutti quegli studenti che ricercano disperatamente tempo per sé tra i ritmi pressanti dell’istituzione scolastica, che sentono il bisogno di fermarsi tra lo studio della nozionistica e l’alternanza scuola lavoro; in tutti quegli studenti che lasciano la scuola, nell’aumento esponenziale degli attacchi di panico o ansia, degli psicofarmaci e delle droghe all’interno dell’ambiente scolastico. Riconosciamo l’alienazione in ogni singolo studente che sente strette attorno a sè le quattro mura del luogo in cui trascorre gran parte della sua crescita, quasi a soffocare, costretto costantemente con un cronometro al polso per seguire i ritmi della produzione.
Per combattere l’alienazione abbiamo pensato di riprenderci i nostri spazi e il nostro tempo e di utilizzarli per compensare a ciò che la didattica tradizionale non fa: formarci in quanto individui.
Per questo mandiamo un appello a tutti coloro che sono riusciti a conciliare il proprio mestiere con l’attività politica e sociale.
Chiediamo a tutti coloro che non si abbassano ad accettare le imposizioni del nostro sistema malato, che alzano la testa di fronte alle ingiustizie sociali, di affiancarci nelle nostra rivendicazione, di entrare nelle nostre quattro mura, parlare agli studenti di ciò che fanno e mostrare loro che esiste un’altra strada oltre alla repressione e l’obbedienza incondizionata.

In secondo luogo, esprimiamo il nostro dissenso nei confronti del classismo che sempre più velocemente sta prendendo piede. Lottiamo per il Visconti di Roma, perché riteniamo inaccettabile che la dignità umana sia svilita, attraverso la distinzione degli studenti come più o meno adatti a seconda del proprio ceto e/o la propria nazionalità. Lottiamo inoltre perché non ci siano più distinzioni tra scuole di serie A e di serie B, dove gli istituti tecnici e professionali sono sempre più simili a carceri in cui tenere a bada i “delinquenti”, a favore di licei classici e scientifici, dove ormai gli studenti non sono altro che recipienti da colmare attraverso nozioni, sempre più alienati, sempre meno individui.
Condanniamo ogni forma di repressione, come l’interpretazione di “scuole sicure” del nostro governo: si confonde la sicurezza con un controllo militare delle scuole.

Riteniamo che una scuola sia sicura quando non cade il cornicione, quando le aule non si allagano, quando d’inverno il riscaldamento funziona o non esplodono le tubature: quando è sotto ogni punto di vista A NORMA.
Tutto ciò che ci viene dato, invece, per sicurezza, sono telecamere per controllarci, sbarre alla finestre e carabinieri all’entrata di scuola. Lunedì scorso, durante l’occupazione degli istituti Santoni e Da Vinci, la sicurezza  offerta da parte delle forze dell’ordine è stata quella di portare due ragazzi, tra i quattordici e i sedici anni, in questura, trattenendoli per la notte. Ancora una volta è stata confusa la sicurezza con la repressione.
Per questo motivo, in conclusione, dichiariamo il nostro dissenso nei confronti della gestione dei fondi. Aumentano esponenzialmente i fondi per le forze dell’ordine, a sfavore dell’istruzione, della sicurezza nelle scuole, del materiale didattico. Ogni anno le scuole e le università sono costrette ad affrontare il periodico taglio. Attraverso questo meccanismo, l’istruzione perde ogni anno che passa la propria identità pubblica. Le scuole sono costrette a richiedere contributi sempre più alti ai propri studenti; le università hanno un costo sempre più elevato, sempre meno accessibile.
Riteniamo che nell’istituzione scolastica, ad oggi, si ritrovi la violazione dei diritti umani al perseguimento al benessere, alla sicurezza e all’uguaglianza sociale.

Per i suddetti motivi, noi studenti del Russoli abbiamo preso in considerazione un’azione forte, un grido di aiuto alla società e al governo.

Invitiamo i nostri docenti ed il personale ata a prendere parte insieme a noi a questa lotta, poiché riteniamo che siano rivendicazioni comuni e sentite da ogni organo della nostra scuola, da ogni cittadino.
Teniamo fermamente a sottolineare che le giornate di occupazione non saranno assolutamente utilizzate come modo per “perdere tempo” o “non fare niente” come sicuramente ci accuseranno di fare, ma bensì sfrutteremo il nostro tempo per condurre seminari e assemblee politiche e i ragazzi potranno portare avanti i propri progetti nelle materie d’indirizzo in qualsiasi momento della giornata. L’idea è di affrontare e approfondire tematiche che la didattica tradizionale non offre in compagnia di esperti nel campo, professori universitari e attivisti. Il fine è di rendere la scuola un luogo a misura di studente, di confronto sociale, culturale e artistico.

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