Doping, il ct Bettini in Procura: avvertì un atleta prima di un controllo

L'ex ciclista, ora commissario tecnico della Nazionale azzurra, è accusato di abuso d'ufficio. Ma si difende: "Non era un controllo antidoping, ma un controllo di routine al quale gli atleti non possono mancare"

Dalla luce dell'oro olimpico vinto sotto il Partenone nel 2004 alle ombre di un'inchiesta antidoping che lo vedrebbe coinvolto per aver avvertito un atleta di un imminente controllo: il percorso di Paolo Bettini é una scalata continua, tra discese pericolose e salite piene di insidie. All'indomani della sentenza che ha chiuso con un patteggiamento il processo per evasione fiscale a suo carico (era accusato di non aver dichiarato, tra il 2003 e il 2008, redditi per oltre dieci milioni di euro ed aver evaso tasse per circa quattro milioni e mezzo di euro), l'attuale ct della Nazionale italiana di ciclismo è ora nel registro degli indagati per abuso d'ufficio nell'inchiesta antidoping della Procura di Padova. Stamattina la Guardia di Finanza di Volterra gli ha notificato la richiesta di proroga del termine per le indagini preliminari.

Bettini, nato a Cecina e residente a Riparbella, si è detto allibito da questa indagine. "Nell'ambito delle mie funzioni di Commissario Tecnico e in accordo con la Federazione ho avvertito tutti i corridori del controllo a Tutela della Salute per evitare che alcuni di loro giungessero in ritardo per gli esami. Lo faccio sempre, anche in vista del raduno prima del recente Campionato del Mondo di Copenhagen mi sono comportato così - afferma l'ex ciclista - non sono controlli antidoping, ma controlli a tutela della salute per monitorare gli atleti. Gli stessi corridori sono informati perché vengono effettuati in occasione di ogni ritiro azzurro. Resto allibito per quanto successo - conclude Bettini - sono accusato di una cosa che non esiste. Questo è un grave danno alla mia immagine".

L'episodio su cui la procura di Padova indaga risale al raduno premondiale della Nazionale nel 2010, quando gli azzurri erano all'Hotel Le Robinie di Busto Arsizio, in vista dell'impegno di Melbourne. Bettini avrebbe avvertito Enrico Gasparotto, che di ritorno dalla Vuelta, aveva espresso il desidero di trascorrere una notte a casa. Il ct gli fece notare che per la mattina successiva il dottor Luigi Simonetto, responsabile della commissione medica della Federazione, in accordo con i vertici federali, aveva predisposto gli accertamenti medici per controllare la salute degli atleti.

La Federazione difende a spada tratta il Commissario Tecnico azzurro. "E' specifico compito del commissario tecnico, nell'ambito delle funzioni e nel rispetto delle direttive federali, secondo protocolli approvati dalla Federazione stessa, avvertire gli atleti degli accertamenti medici, controlli preventivi a tutela della salute degli atleti - afferma la Federciclo - si tratta di controlli preventivi di routine, non con finalità antidoping, che vengono effettuati sistematicamente dalla FCI nel primo giorno di ogni raduno della nazionale e dei quali gli atleti devono essere ovviamente informati. Peraltro, in tali circostanze, il commissario tecnico é chiamato ad avvertire non un singolo atleta ma tutti gli azzurri partecipanti al Mondiale, secondo prassi consolidata, al fine di evitare che gli atleti manchino a un appuntamento richiesto dalla FCI e dalla Commissione Tutela della Salute della FCI". "La Federazione auspica - si legge nella nota - che non vi siano strumentalizzazioni legate all'episodio, in rispetto dell'alta professionalità e dell'immagine in primis di Paolo Bettini e dell'intera FCI che fa della lotta al doping uno degli elementi imprescindibili della propria attività in generale, nonché dell'intero movimento ciclistico". (fonte Ansa)

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