Alimentari e minimarket chiusi alle 21: "Ennesimo atto razzista della Giunta leghista"

L'intervento dell'associazione 'Cittàperta' sulla mozione approvata martedì in Consiglio Comunale. La consigliera comunale Picchi (PD): "Un atto contro i piccoli imprenditori"

Fa discutere la mozione approvata martedì 16 aprile in Consiglio Comunale a Pisa che prevede l'ipotesi di chiudere alle 21 "gli esercizi di vicinato del settore alimentare o misto, delle attività di produzione e vendite artigianali di prodotti di alimentari non tipici del nostro territorio" invitando l’amministrazione comunale "a redigere un apposito regolamento nel quale sono presenti i presupposti indicati".

A parlare di "ennesimo atto razzista e discriminatorio di questa Giunta comunale egemonizzata dalla Lega" è l'associazione 'Cittàperta', nata dall'esperienza della lista civica 'Con Danti per Pisa' e presieduta da Ivan Acerbi. "Oltre a non esserci nessun presupposto in termini di legge per prendere una decisione del genere - afferma Acerbi - non c'è nemmeno l'urgenza che viene richiesta per la stesura di nuove norme, definitive o provvisorie, che comunque devono andare a costituire un eventuale nuovo Regolamento comunale in materia. E non c'è nemmeno un distinguo vero e riconosciuto tra i prodotti cosidetti prodotti 'tipici' e non. Evidentemente è impossibile farla questa distinzione. Inoltre, il lavoro è un diritto e il rispetto delle norme vigenti un obbligo che nessuna mozione propagandistica e demagogica può negare".

Sulla vicenda interviene anche la consigliera comunale del PD, Olivia Picchi. "Al di là delle intenzioni - scrive la Picchi in una nota - l'italiano ha un peso specifico soprattutto negli atti pubblici. Questa mozione significa alcune cose precise. Innanzi tutto che se vai al cinema ed esci alle 22.00 la piadineria, solo per fare un esempio, sarà chiusa. In una città che vuol fare del turismo la sua forza mi domando come la restrizione dell'offerta enogastronomica si coniughi con tutto questo. Altra domanda a cui non si trova risposta è come possa riguardare al malamovida il limitare la scelta su cosa mangiare a noi semplici cittadini pisani".

"Se sei un imprenditore pisano e vendi prodotti pugliesi o sardi - prosegue la Picchi - devi chiudere alle 21, se invece sei un cittadino pisano e vendi la 'torta co' bischeri' puoi stare aperto tutta la notte. Ecco allora che la discriminazione non è solo verso quelle attività che si presume essere gestite da stranieri ma lo è prima di tutti verso la categoria 'imprenditori'". Insomma secondo la consigliera Dem la mozione non solo non affronta "i nodi della malamovida" ma "parla di far chiudere le piccole attività, che caratterizzano il nostro tessuto imprenditoriale e che caratterizzano la nostra città, offrendo prodotti e servizi di qualità. Ho chiesto - conclude la Picchi - che l'assessore al Commercio venga a confrontarsi in Commissione Consigliare. Non è accettabile che la propaganda e la pressapochezza sia pagata dai nostri cittadini: esercenti e fruitori".

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