Povertà, i dati Caritas: resta il disagio, aumentano gli indigenti italiani

Nel 2015 l'associazione ha assistito 1.554 persone. Continua a ridursi la forbice fra italiani e stranieri, decisiva l'assenza di un'occupazione

Nel 2015 le persone che si sono rivolte ai servizi della Caritas diocesana di Pisa sono state 1.554, appena il 4% in meno rispetto l'anno precedente. Una lievissima diminuzione che, concretamente significa una sostanziale stabilità e che fa seguito all’impennata del periodo 2012-2014: nel biennio considerato, infatti, le situazioni di disagio incontrate dalla Caritas sono passate da 1.035 a 1.619 per un incremento del 56,4%. In media chi si è rivolto all'associazione ha avuto 5,9 colloqui, una dato molto elevato ma in linea con la tendenza regionale (5,7%). Continua a ridursi la forbice fra italiani e stranieri: i primi sono passati dal 27,7% del 2007 al 35,2% del 2015; nello stesso lasso di tempo i secondi sono scesi dal 72,3 al 64,8%. Distribuzione di genere: gli uomini sono il 52,2% le donne il 47,8.

NUOVI POVERI. Coloro che hanno bussato per la prima volta alla porta delle Caritas nel 2015 sono 605 persone, oltre un terzo del totale (38,9%), un’incidenza elevata ma in diminuzione rispetto al 52,3% dell’anno precedente. Un persona su quattro è seguita da almeno sei anni: il 25% di tutti coloro che nel 2015 i sono rivolti ad un centro di accoglienza è in carico alla Caritas almeno dal 2009. In valore assoluto significa 389 persone (109 italiani e 280 stranieri). 

IL PROFILO. Uomini, soli, senza lavoro e non più giovanissimi. E’ il profilo dei nuovi poveri pisani, principali vittime della crisi: sono 216, infatti, le persone in questa condizione e nella stragrande maggioranza dei casi vi si sono ritrovati in tempi relativamente recenti: il 42,6% di essi si è rivolto alla Caritas per la prima volta nel 2015 e il 41,2 lo ha fatto nel periodo compreso fra il 2010 e il 2014. L’età media è di 50,3 anni, sette in più rispetto al dato generale e nella stragrande maggioranza sperimentano anche una situazione di solitudine o do fragilità relazionale dato che il 41,2% di essi è celibe e il 32,4% separato o divorziato. Hanno cominciato ad affacciarsi al Centro d’Ascolto nello stesso periodo in cui è cresciuta la componente dei senza lavoro uomini fra coloro che sono seguiti dalla Caritas, passata dal 68,7 al 73,4$ nei dodici mesi compresi fra il 2014 e il 2015.

LAVORO. Tre su quattro non hanno un lavoro. Sono 1.041 le persone prive di occupazione che nel 2015 hanno chiesto l’aiuto della Caritas. Piu o meno quasi esattamente lo stesso numero dell’anno precedente quando furono 1.043. In termini percentuali significa che si trova in tale condizione circa il 70,8%.L’altra faccia della medaglia, però, è quella di chi un lavoro o, comunque, un reddito  e una casa stabile ce l’hanno ma nel 2015 hanno comunque avuto bisogno della Caritas: nei precedenti dodici mesi ha segnalato di avere un regolare rapporto di lavoro il 14,3% delle persone incontrate mentre ha un’abitazione stabile, prevalentemente in affitto o in case popolari, addirittura il 52,8% delle stesse.

MARGINALITA' ABITATIVA. In una baracca piuttosto che in roulotte o sotto qualche portico. La condizione riguarda il 13,8% di tutte le persone incontrate dalla Caritas nel 2015. Il dato è leggermente superiore alla media regionale e cresce ulteriormente con riferimento agli uomini stranieri, un quinto dei quali (20,8%) vive in una situazione del genere.

POVERTA' ALIMENTARE. 1.258 a dicembre 2015 contro le 992 di fine giugno. In sei mesi le persone seguite dalla Cittadella della Solidarietà, l’emporio di generi alimentari per le famiglie in difficoltà realizzato al Cep dalla Chiesa pisana per dare risposta alla povertà e al disagio alimentare, sono aumentate del 26,8%. Il 52,5% di essi è donna e il 47,5% uomo. Gli italiani sono il 43,2% del totale e gli stranieri il 56,8. Minori: a giugno erano 334, sei mesi dopo 412: l’incremento è stato del 23,4%. Concretamente significa che una persone su tre (32,8%) fra quelle seguite dalla struttura del Cep è under 18. E fra quest’ultimi il 60% ha meno di dieci anni.

POVERTA' MINORILE. E' sostanzialmente il rapporto fra gli under 18 che nel 2015 sono stati seguiti dalla Cittadella della Solidarietà e il numero complessivo di minori residenti nel territorio del Comune di Pisa, ripartiti per ciascuna ex circoscrizione. L’indice, ideato dai ricercatori dell’Osservatorio diocesano sulle povertà e le risorse allo scopo di rendere confrontabile la situazione fra i diversi territori del comune, racconta come a Pisa viva una situazione di disagio alimentare tali da spingere i genitori a rivolgersi alla Cittadella 36,6 minori ogni 10mila under 18 residenti, un dato che sale 51,5 nel Ctp2  e al 50,7 nel territorio del Ctp 5.

INDICE DI POVERTA'. Si chiama indice di povertà Caritas il rapporto fra le persone residenti a Pisa che nel 2015 si sono rivolte alla Caritas e il totale dei cittadini registrati in anagrafe. Racconta come a Pisa vivano in una situazione di povertà 10,97 persone ogni mille residenti, un dato che cresce fino ad arrivare  a 11,84 nel territorio del Ctp 3 (Putignano, Riglione, Oratoio, Coltano, Le Rene, Ospedaletto e Sant’Ermete). Incidenza elevata anche nel Ctp 5 (Pisanova, Cisanello, San Biagio, Porta a Piagge, Don Bosco) dove arriva a 9,72. La porzione di territorio meno colpita dalla povertà, invece, sembra essere quella del Ctp 6 (Porta a Lucca, I Passi, Gagno, Porta Nuova, San Francesco e Santa Maria) dove si ferma al 6,65 per mille.

Il commento dell'arcivescovo di Pisa Giovanni Paolo Benotto: "Se sempre fa male dover registrare la sofferenza di tante persone che si trovano improvvisamente senza lavoro e soprattutto senza la prospettiva di trovarne un altro, ancor più doloroso è l’impatto con la sofferenza dei più piccoli che di certo sono nel senso più pieno vittime di una ingiustizia non tollerabile. E’ da sottolineare che se è vero che le risorse economiche per dare risposta ai problemi sociali emergenti sono sempre più scarse, è anche vero che ciò che preoccupa maggiormente è la crescita del senso di rassegnazione che diventa poi indifferenza e che impedisce di mettersi in gioco non tanto per offrire mezzi materiali, ma soprattutto attenzione, prossimità e quell’umanità calda che spesso è il tesoro più prezioso che si cerca prima ancora degli stessi mezzi materiali di sussistenza per sé e i propri cari".

Don Emanuele Morelli, direttore della Caritas: "I nostri servizi dovrebbero servire non a nascondere ma a far uscire le povertà invisibili e dimenticate, alla coltre di nascondimento che le pervade affinchè una maggior consapevolezza di tutti ci aiuti ad essere comunità che accoglie ed integra, e che promuove  cittadinanza piena. Papa Francesco fin dal primo giorno ci ha esortato a metterci in cammino, a raggiungere quelle periferie esistenziali dove l’umanità esclusa chiede lavoro, dignità e giustizia. Come possiamo stare tranquilli sapendo che nella nostra città ci sono più di 400 ragazzi che hanno minori opportunità educative, culturali e ricreative dei loro coetanei più fortunati? Non possiamo continuare ad offrire 'stampelle' che generano dipendenza, servono opportunità che liberano dalla necessità di ricevere aiuto".

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