Rapinavano farmacie con un grosso coltello: banda sgominata, due ricercati

I Carabinieri di Pontedera hanno arrestato due dei quattro indagati, accusati di tre colpi in provincia di Pisa

Minacciavano con un grosso coltello da macellaio i farmacisti, a volto travisato, per poi fuggire con l'incasso. In provincia di Pisa hanno colpito tre volte ad aprile, ma il modus operandi fa pensare anche ad altre rapine, in particolare nel pistoiese. Ma intanto la loro azione è stata interrotta stamani, 10 giugno, dall'esecuzione delle misure cautelari in carcere dei Carabinieri di Pontedera. In manette sono finiti in due, mentre altri due complici sono al momento irreperibili.

La banda era composta da quattro uomini, sotto i 30 anni. I due bloccati sono un cittadino romeno di 19 ed un marocchino di 27 anni, ora al Don Bosco. Sfuggiti alla cattura, con i militari che non li hanno trovati né al domicilio né nei luoghi frequentati, sono altri due marocchini di 18 e 29 anni. In provincia i fatti contestati sono: la rapina a Perignano di Lari del 6 aprile alla Farmacia Ricci, colpo da 3900 euro; l'irruzione alla Farmacia Nunziata del 24 aprile, per 150 euro e lo smartphone della titolare; la rapina alla Farmacia Fontana a San Giovanni alla Vena, Vicopisano, 1200 euro il bottino. Le accuse sono di rapina aggravata in concorso e porto di oggetti atti a offendere. L'indagine è stata coordinata dalla Procura di Pisa, con impegnata nelle indagini i Carabinieri della Compagnia di Pontedera. 

L'operazione che ha portato agli arresti di stamani è stata denominata 'The Mask', per la particolarità che chi brandiva il coltello portava sempre una mascherina chirurgica per coprirsi il volto. "I componenti del gruppo - ha spiegato il comandante Michele Cataneo - si alternavano nei ruoli nei vari colpi: entravano in due, uno che minacciava con il coltello i farmacisti, aiutato da un complice, mentre gli altri due rimanevano fuori, uno a piedi ed uno in macchina, sia per controllare la situazione che favorire la fuga al termine dell'azione. Le modalità di agire erano violente, intimidatorie, ma chi ha subìto gli episodi è stato molto bravo a rimanere lucido, fornendo poi indicazioni decisive per scoprire l'identità dei malviventi". 

I dettagli fisici e di contesto, come sull'auto usata, raccolti con le testimonianze, sono stati poi incrociati con le risultanze delle indagini, dove fondamentale è stata la tecnologia: "Determinati - sottolinea Cataneo - sono state le immagini delle telecamere di sorveglianza di privati ed esercizi commerciali. I malviventi infatti hanno eseguito giorni prima dei sopralluoghi per studiare la zona, capire gli orari più adatti per colpire e le vie di fuga, ed erano a volto scoperto per non destare sospetti. Questi elementi, insieme all'identificazione dell'auto usata nelle rapine, una Fiat Punto di proprietà di un congiunto del gruppo, ha permesso di tracciarne gli spostamenti una volta riconosciuta la targa, grazie ai sistemi automatici di riconoscimento".

Oltre alla ricerca dei due latitanti, gli inquirenti condivideranno le informazioni raccolte con le altre forze di polizia delle province vicine, per capire esattamente quante rapine possano essere state compite dagli stessi autori. 

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