Volterra: salvi i graffiti di NOF4, capolavoro mondiale dell'Art Brut

I disegni che Ferdinando Nannetti, ricoverato nel manicomio di Volterra, incise sul muro del cortile saranno visibili al pubblico sabato e domenica presso la Pinacoteca di Volterra. Otto metri dell’opera sono stati recuperati con la tecnica dello 'strappo'

I graffiti di Fernando Nannetti

Volterra 1961, un degente del reparto Ferri, la sezione giudiziaria del locale manicomio, si chiama Ferdinando Nannetti (Roma 1927-Volterra 1994), è arrivato dal manicomio di Roma nel 1958, decide di lasciare un segno della sua vita; e incide sul muro del cortile, con una fibbia del panciotto, durante le sue giornate passate all’aperto, il suo messaggio al mondo, le sue fantasie astrali, le sue deliranti osservazioni sul mondo e sull’uomo. Lo fa per ore, per giorni e per mesi, coprendo di segni fino al 1975 oltre 150 metri di muro. Così facendo regala a Volterra un’opera definita il capolavoro mondiale dell’Art Brut: NOF4, che significa Nannetti “Oreste” Fernando 4 (il nome che si era aggiunto perchè lo nobilitava, a suo giudizio; e un numero che fa riferimento agli istituti dove fu rinchiuso nell’arco della sua vita secondo alcuni, secondo altri un riferimento al suo numero di matricola o al numero dei fratelli, ma nessuno è stato davvero in grado di entrare nella sua testa per capirne il significato autentico).

Questa incredibile testimonianza, che ha rischiato di andare perduta nell’abbandono dell’ex struttura manicomiale, oggi è salva grazie all’impegno dell’associazione onlus 'Inclusione, graffio e parola', del Comune di Volterra, dell’Asl 5 proprietaria della struttura, della Sovrintendenza provinciale beni mobili di Pisa e della Regione. Circa otto metri dell’opera sono stati recuperati con la tecnica dello 'strappo' da parte di un gruppo di valenti restauratori (a Pisa ancora conosciuta dopo l’esperienza con gli affreschi del Camposanto di Piazza dei Miracoli), e saranno al centro sabato e domenica prossimi di una manifestazione che li renderà visibili al pubblico presso la Pinacoteca di Volterra.

Poi i graffiti del Nannetti recuperati troveranno una sede provvisoria presso il Museo Lombroso dell’Asl; prima della collocazione definitiva all’interno del Museo della memoria, progettato dal Comune all’interno del complessivo recupero dell’area dell’ex ospedale psichiatrico che sarà a carico della società privata che l’ha acquistata dall’Asl e che comunque dovrà rispettare precisi criteri di vincolo e salvaguardia dell’area.

Stamani erano presenti a Firenze per parlare dell’iniziativa l’assessore regionale alla cultura, Cristina Scaletti, il sindaco di Volterra, Marco Buselli, il presidente dell’Associazione onlus 'Inclusione, graffio e parola' di Volterra, Andrea Trafeli, il rappresentante della Sovrintendenza, Amedeo Mercurio, il direttore sanitario della Asl 5, Simona Dei.

La parte scelta è forse la più significativa e anche tra le meglio conservate; rispecchia in pieno tutte le caratteristiche del capolavoro di NOF4. Sono presenti sul muro, oltre che alle pagine scritte come consuetudine da parte di Nannetti, anche due pagine vuote, pagine pronte alla fase di scrittura, pagine che dimostrano la fase preparatoria di Nannetti. Era infatti prassi per NOF4, come testimoniato da Aldo Trafeli, l’infermiere che instaurò con Nannetti un rapporto di amicizia e che per primo tradusse parti del graffito, disegnare le pagine e poi successivamente scrivere all’interno. Solo in questa porzione di muro si documenta con precisione la fase preparatoria, infatti in altre parti il graffito risulta solo scritto senza pagine bianche.

Inoltre, a fondo delle pagine in corrispondenza e per tutta la lunghezza della panchina, si nota come nella sua travolgente voglia di scrivere, dettata dalla scrizofrenia, e nella sua vena artistica ha proceduto nella scrittura attorno alle teste dei degenti catatonici (da qui il nome della porzione di graffito) che quotidianamente erano seduti sulla panchina, creando e lasciando degli spazi vuoti, che rappresenteranno per sempre quei degenti seduti, ma anche tutti i degenti passati non solo su quella panchina, ma per quel manicomio che ha segnato per sempre la vita sociale e culturale di Volterra.

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