Recupero Santa Chiara, Legambiente: "Rischio speculazione"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

Oggi il Consiglio Comunale approva un atto di indirizzo che dovrebbe orientare la Giunta nell'adozione del Piano di Recupero dell'area del Santa Chiara: l'obiettivo è quello di reperire i fondi necessari per completare il nuovo ospedale a Cisanello. Si tratta certamente di un'operazione che per Pisa ha una rilevanza epocale, trattandosi di una parte importante del suo centro storico sia in termini di superficie che in termini di posizione, e anche per la dimensione più emotiva e affettiva che la lega a gran parte dei suoi cittadini. La prima cosa che sconcerta di questa operazione è che nonostante questa unicità nel panorama delle operazioni urbanistiche, non se ne è parlato in città se non confusamente e con poche informazioni a disposizione.

Per questo motivo, Legambiente Pisa e il Progetto Rebeldia hanno organizzato negli scorsi giorni, con l'appoggio di tutto il Municipio dei Beni Comuni, un incontro pubblico per discuterne con i cittadini e gli addetti ai lavori. E dal dibattito numerose sono le preoccupazioni, le criticità ma anche le proposte emerse con forza. Un dibattito forse tardivo, ma d'altro canto il provvedimento è arrivato alla discussione nella commissione consiliare che si occupa di urbanistica solo un mese fa, e solo nelle settimane successive sono stati chiariti i termini della vicenda.

Tutti i presenti, pur riconoscendo l'importanza di un'operazione che mira a dotare la città di un nuovo e più moderno ospedale, anzi forse proprio per quello, si sono detti preoccupati per gli equilibri finanziari molto labili su cui si poggerebbe tutta l'operazione. Sintetizzando: per la completare la costruzione del nuovo ospedale sono necessari circa 300 Milioni di euro, e per recuperare le risorse per bandire la gara, si farà affidamento su fondi statali (30 Milioni la cui disponibilità scade a breve, per questo i tempi contingentati), su fondi regionali, su mutui bancari, e su un anticipo da parte della Regione Toscana che però andrà restituito, proprio tramite la vendita dell'area del Santa Chiara (si spera di ricavarne circa 140 Milioni). Questo spiega perché il nuovo Piano di Recupero verrà fatto seguendo la logica della maggiore valorizzazione economica invece che della soluzione migliore per la città e i suoi reali bisogni.

Ma le domande ovviamente sono molte: come si pensa in una fase di crisi del mercato immobiliare di portare a termine un simile piano di alienazione, a partire da quello dell’Università i cui introiti sono indispensabili per realizzare l’operazione? E ancora come verrà stabilito il valore dell'area? Cosa succede se a causa della crisi immobiliare non si trova nessun acquirente disposto a comprarla, tanto più che si pensa di fare la vendita in un unico blocco? Quale città ci consegnerà questo piano dai contorni molto vaghi?

Il rischio concreto è quello di privatizzare un'enorme area pubblica senza avere in cambio un reale ritorno per la città, in quanto l’unica preoccupazione ribadita più volte dagli enti coinvoliti, principalmente Università e Aoup, è quella di fare cassa.

Questa logica ha impedito di assegnare destinazioni precise agli edifici, rinunciando ad andare oltre al generico progetto Chipperfield e a dare un'identità più chiara al nuovo quartiere che verrà. L’unica cosa certa è che le aree a destinazione pubblica e sociale si vanno assottigliando, nonostante le esigenze su questo fronte oggi siano ben diverse: da quella studentesca a chi oggi non riesce ad avere garantito il diritto all’abitare.

Ci domandiamo dunque se sia possibile decidere su una questione così rilevante, che va avanti da più di dieci anni, in poche settimane. Il deficit di partecipazione e di coinvolgimento dell'intera città in questo percorso è evidente. Cercheremo quindi di mettere insieme tutte le persone interessate, pur per motivi diversi, a dire la propria sul destino dell'area, architetti, urbanisti, cittadini del centro, medici, associazioni, e chiunque vorrà dare il proprio contributo per scrivere e sostenere delle osservazioni al Piano di Recupero che sarà approvato dalla Giunta. L'obiettivo principale è infatti quello di rendere davvero pubblico un dibattito troppo importante per rimanere all'interno delle stanze istituzionali e costretto tra vincoli finanziari a dir poco aleatori.

 

Circolo Legambiente Pisa
Progetto Rebeldìa

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