Referendum moschea, ancora polemiche: ricorso al Tar contro la consultazione

La comunità islamica pisana si è rivolta al giudice amministrativo, decisione sostenuta dalla consigliera Ghezzani: "Cittadini presi in giro". I no moschea: "L'Imam partecipi alla campagna referendaria"

Daniela Santanchè alla raccolta firme lo scorso 20 agosto

E' ormai scontro aperto sulla costruzione della moschea a Pisa. La consigliera comunale di Sel Simonetta Ghezzani è la prima a commentare la notizia del ricorso al Tar promosso dalla comunità islamica pisana contro il referendum sostenuto dal comitato 'No moschea', per il quale, dopo le difficoltà nella formulazione del quesito, sono state raccolte 2.620 firme. "Un'azione che risale ai primi di agosto - spiega la Ghezzani - e che solo oggi, dopo la dichiarazione della conformità delle firme presentate dal comitato referendario, viene resa nota. Premetto che concordo pienamente con l'azione della comunità islamica, e quindi mi chiedo come sia stato possibile giungere all'ammissione dell'attuale quesito referendario volto a nascondere dietro un apparente profilo di tipo urbanistico la fondamentale scelta di avversare la costruzione della moschea".

Insiste la consigliera di Sel: "Il regolamento per l'esercizio del diritto di partecipazione recita: 'L'ammissibilità del referendum rispetto alle norme statutarie e regolamentari ed ai principi generali dell'ordinamento è valutata da un comitato, detto dei garanti'. Appunto si doveva valutare la coerenza del quesito con i 'principi generali dell'ordinamento' a partire chiaramente dai principi della Carta Costituzionale. D'altra parte i toni e i messaggi utilizzati dal Comitato referendario nella fase della raccolta delle firme manifestano tutta l'ipocrisia del testo riformulato in coerenza con i suggerimenti del Comitato dei garanti. Dichiara la Santanchè 'Sono oggi a Pisa per dire grazie ai 2.120 pisani che hanno firmato per dire 'No' alla costruzione di una nuova moschea'. Mi chiedo quindi come queste figure possano tollerare di essere state così visibilmente raggirate".

"Se dovesse giungere al consiglio comunale la scelta di avallare o meno gli esiti del referendum popolare - conclude la Ghezzani - in caso di vittoria del comitato promotore, dovendo scegliere tra il rispetto dei diritti di partecipazione sanciti dal referendum e i principi sanciti dalla Costituzione non avrei dubbi nel tutelare i secondi".

I NO MOSCHEA. Dall'altra parte il comitato difende l'impostazione del quesito: "Ricordiamo all'Imam - scrivono in una nota gli attivisti - che la battaglia referendaria non è 'per non costruire la moschea', ma per fare in modo che la città si pronunci, in modo peraltro non vincolante, sull'opportunità di costruire una moschea a 400 metri dalla Torre. Se l'Imam ritiene legittimamente che le nostre argomentazioni non siano valide lo invitiamo a partecipare attivamente alla campagna referendaria schierandosi a favore della costruzione della moschea. In democrazia così si fa".

La frattura è ormai evidente: "L'Imam di Pisa ha definito 'una presa in giro' il referendum che si terrà a Pisa sulla moschea in quanto 'contrario alla costituzione'. Anzitutto l'Imam non si deve permettere di mancare di rispetto alle 2.620 persone che hanno liberamente e democraticamente scelto di sottoscrivere il quesito referendario, ritenendolo serio e sensato. In secondo luogo segnaliamo all'Imam che è la sua religione ad essere fuori dai dettami della Costituzione, in quanto il famoso articolo 8, di cui tutti leggono e citano solo una parte, ad una lettura integrale dispone per tutte le religioni l'obbligo di sottoscrivere un'intesa con lo Stato Italiano, cosa che l'Islam non ha ancora fatto".

Ancora: "L'Imam dice 'per quanto riguarda la religione musulmana lo Stato italiano è assente, non sta facendo nulla'. O l'Imam mente sapendo di mentire oppure ignora cosa che dovrebbe sapere molto bene. Cosa ci dice della Consulta islamica voluta da Pisanu? E del comitato per l'Islam italiano introdotto da Maroni? E' l'Islam, limitato della propria litigiosità interna, a non essere mai riuscito a finalizzare gli assist prodotti dalla politica nazionale. Ci sono decine di associazioni, enti, comunità che si contendono la guida della seconda religione in Italia, questo è il problema dell'Islam, non gli italiani ingiustamente tacciati di razzismo e cattiveria.  La colpa della mancata integrazione dell'Islam è solo dei musulmani. Con il nostro referendum daremo loro un'altra possibilità, ci smentiscano, creino un islam occidentale, unitatario e coeso e poi siglino un'intesa con lo Stato come previsto dal comma 3 dell'art. 8 della nostra Costituzione, altrimenti tacciano e si scordino le Moschee!".

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