Golena d'Arno, i rimessaggi insorgono: "Vogliamo diventare porto turistico fluviale!"

Qualcosa sembra essersi smosso con la recente approvazione del Piano di Gestione del Parco di San Rossore, ma gli imprenditori si sentono minacciati da pesanti vincoli burocratici, mentre l'insabbiamento della foce dell'Arno preoccupa

Puntano al riconoscimento di 'porto fluviale' i rimessaggi pisani. Anche se la crisi non risparmia nessuno, le imprese della sponda sinistra dell'Arno sono una realtà imprenditoriale vivace, specializzati nell'offerta di servizi di ormeggio, refitting, rimessaggio ad imbarcazioni inferiori ai dieci metri. Oltre 2.500 posti barca, più di 40 aziende insediate, 250 lavoratori tra falegnami, motoristi, meccanici, fabbri. Un settore che in Italia produce un fatturato di 140 milioni di euro l'anno. Gran parte di questi, sono imprenditori di seconda generazione, pronti ad investire per una definitiva riqualificazione dell'area.

“Le potenzialità sono enormi - spiega Emiliano Marchi, presidente dei Porticcioli d'Arno di ConfcommercioPisa - la recente approvazione del Piano di Gestione del Parco di San Rossore dà la possibilità di mettere finalmente in regola i rimessaggi ed è il punto di partenza per ottenere il riconoscimento dell'area come 'porto fluviale', superando l'anomalia e rendendo l'Arno navigabile interamente fino alla foce. Il riconoscimento di porto fluviale è un passaggio cruciale, sul quale le istituzioni locali debbono condurre la loro battaglia con grande determinazione. Il turismo nautico premia la bellezza naturale e al contempo facilita anche gli altri tipi di turismo: storico-artistico, termale, sportivo, in un intreccio di esperienze ed opportunità ad altissimo valore attrattivo che la città può offrire ai nuovi visitatori”.

Non mancano le difficoltà, soprattutto di carattere burocratico, come sottolinea il vicepresidente Massimo Bacherotti: “Lacci e lacciuoli, vincoli burocratici di ogni tipo mettono in pericolo il futuro del nostro lavoro. Per la semplice manutenzione ordinaria, è richiesta l'autorizzazione preventiva di ben 4 enti diversi, in un estenuante rimpallo di responsabilità e competenze, con tempi dilazionati all'infinito. Per questo chiediamo quanto prima la costituzione di uno Sportello Unico, in grado di offrire alle imprese risposte chiare e tempistiche certe”.

L'insabbiamento progressivo della foce dell'Arno è un esempio lampante di questo fenomeno di paralisi istituzionale. “Se ne parla dal 2012 - spiegano all'unisono Marchi e Bacherotti - quando dopo numerose segnalazioni provenienti da alcuni rimessaggi nautici, si evidenziarono grandi difficoltà per le barche ad entrare e uscire dalla foce di Boccadarno. Nessuno si assunse la responsabilità dei necessari lavori da fare e a distanza di due anni la situazione è di fatto peggiorata. Una questione di interesse collettivo, soprattutto quando il fiume è in regime di piena ed è in gioco la sicurezza di tutta la cittadinanza”.

Si genera una paradossale disparità tra imprese che vogliono lavorare nelle regole e coloro che sono abusivi e operano al di fuori di ogni controllo. Conclude Marchi: “Chi vuole rispettare le regole rischia la paralisi, mentre gli abusivi hanno gioco facile nel generare danni economici e spesso ambientali di assoluto rilievo. Meritiamo ascolto e ci aspettiamo interventi significativi a sostegno delle imprese in regola”.

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