Ventimila famiglie in aree a rischio idraulico: il decalogo contro il dissesto

Coldiretti Pisa presenta una lista di 'buone pratiche' per la difesa del suolo. La situazione e i numeri in provincia di Pisa

Ventimila famiglie vivono in quei 270 chilometri quadrati considerati ad elevato rischio idraulico. Ma sono molte di più se consideriamo anche le aree della provincia di Pisa classificate a rischio medio: quasi 100mila. 34 su 37 i comuni ubicati in zone ad alta pericolosità idrogeologica. Sono alcuni dei dati illustrati da Coldiretti Pisa sulla base dell’ultimo rapporto Ispra in occasione della presentazione del decalogo #risanaitalia. Si tratta di una serie di proposte che prevedono, innanzitutto, un cambio di passo nell’attività di prevenzione, così da evitare di dover costantemente rincorrere l’emergenza.

“L’eccezionalità degli eventi atmosferici - spiega Fabrizio Filippi, presidente Coldiretti Pisa - è infatti ormai diventata la norma tanto che siamo di fronte ad una evidente tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con una più elevata frequenza di eventi violenti con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi. Il 2018 è l’anno più caldo dal 1961. Nel giro di un decennio - prosegue il presidente - il rincorrersi di eventi estremi causati dai cambiamenti climatici è costato all'agricoltura oltre 14 miliardi di euro, buona parte proprio in Toscana, tra perdite della produzione agricola e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne, anche a causa dell'incuria e dell'abbandono del territorio determinati da politiche carenti o sbagliate”.

Dieci i punti del decalogo Coldiretti che parte dalla realizzazione di piccole opere di contrasto al rischio idrogeologico, dalla sistemazione e pulizia straordinaria degli argini dei fiumi ai progetti di ingegneria naturalistica. Occorre poi, sempre secondo l'associazione, ridurre il consumo di terreno fertile con la immediata approvazione della legge sulla salvaguardia della destinazione agricola dei suoli, sostenuta dalla Coldiretti, con l’obiettivo del 'saldo zero' di consumo del suolo naturale entro il 2050. Per razionalizzare gli interventi è necessario un piano sperimentale per la valorizzazione dei beni pubblici prodotti in aree montane e marginali compresa la possibilità di riconoscere i crediti di carbonio ai produttori di tali aree. Ancora, è indispensabile la piena attuazione della legge di orientamento che consente alle pubbliche amministrazioni di stipulare convenzioni con gli agricoltori per lo svolgimento di attività funzionali alla salvaguardia del paesaggio agrario e forestale.

"Serve inoltre rilanciare, tramite sostegno all’acquisto de capi e delle strutture di ricovero necessarie, la zootecnia di montagna e delle aree interne, che permette a tali superfici di essere pascolate e mantenute. Ciò rappresenta - rileva la Coldiretti - il giusto riconoscimento della capacità delle imprese agricole di svolgere azioni costanti di tutela del territorio anche attraverso l’introduzione di misure di sostegno fiscale per chi risiede nelle aree di montagna e per incentivare l’insediamento e la prosecuzione di attività economiche in particolare nel campo dei servizi agricoli, forestali, turistici e culturali. Per limitare gli effetti devastanti del maltempo occorre inoltre contrastare ogni forma di abusivismo che espone a fallimenti e frustrazioni ogni nuova politica di pianificazione territoriale e promuovere interventi di rigenerazione urbanistica a partire dal censimento degli immobili già realizzati nelle aree a rischio".
"Dal punto di vista ambientale serve poi avviare un piano per la riforestazione delle aree ad alto rischio con criteri adeguati alla vulnerabilità geologico-ambientale anche con risorse già destinate alle grandi opere di infrastrutturazione energetica e di mobilità. Allo stesso modo serve un piano infrastrutturale per la creazione di invasi che raccolgano tutta l’acqua piovana che va perduta contribuendo a ridurre l’impatto dei cambiamenti climatici con la regia dei Consorzi di bonifica e l’affidamento ai coltivatori diretti. Diventa qui strategica - continua la Coldiretti - la semplificazione burocratica e degli impegni amministrativi per le imprese che operano nella aree montane e interne. Infine, occorre intervenire sulla manutenzione del verde urbano per garantire la sicurezza anche nelle città - conclude Coldiretti - coinvolgendo le imprese agricole".

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