Rischio siccità: già si pensa alla razionalizzazione dell'acqua

Le precipitazioni piovose del 2011 sono state nettamente inferiori alla norma: in Toscana si sono avute circa il 40% di precipitazioni in meno. Monitorata la situazione delle falde acquifere

Di fronte al rischio di siccità estiva concretamente in agguato, la Provincia di Pisa predispone un piano preventivo, con possibili misure di razionalizzazione degli usi idrici. Il 2011 è stato un anno decisamente poco piovoso (specialmente nei mesi di gennaio, aprile, maggio, settembre, ottobre e novembre): complessivamente in Toscana si sono avute circa il 40% di precipitazioni in meno. Peraltro, le nevicate di febbraio non hanno sostanzialmente modificato la situazione; di norma, infatti, ad ogni 10 cm di precipitazione solida corrisponde un apporto di pioggia pari a circa 1 cm: quindi anche le ‘punte’ di un metro di neve, registrate come picco massimo in zone localizzate del territorio provinciale, hanno fornito un contribuito modesto rispetto al raggiungimento del valore atteso di piovosità media.

Nella nostra realtà locale, la riduzione della disponibilità idrica non è percepita in modo immediato poiché la quasi totalità dei prelievi avviene da riserve sotterranee, che alla ‘ricarica’ da parte delle precipitazioni rispondono con maggior lentezza, rispetto ai corpi acquiferi superficiali. Tuttavia, se nei prossimi mesi non avremo piogge adeguate a riapprovvigionare le falde a sufficienza, ci troveremo esposti al rischio di sovra-sfruttarle, di provocare cioè una diminuzione della loro capacità di accumulo.

“È perciò doveroso adottare iniziative volte a razionalizzare le pratiche di utilizzo ed emungimento - spiega l’assessore provinciale all’ambiente Valter Picchi - nei prossimi mesi, in coordinamento con gli uffici della Regione e delle Autorità di Bacino, seguiremo con particolare attenzione l’evoluzione dello stato delle falde. Se i loro livelli scenderanno al di sotto dei limiti di sostenibilità (definiti proprio dalle Autorità di Bacino), la Provincia, in base al proprio regolamento sugli usi delle acque pubbliche, potrà emettere ordinanze volte a sospenderne o ridurre i prelievi”.

Gli eventuali provvedimenti in tal senso saranno modulati secondo le priorità stabilite dalla legge, dando quindi precedenza all’uso potabile, quindi a quello agricolo e successivamente agli altri; tuttavia, nell’imporre limitazioni, si terrà conto anche dell’impiego prevalente su ciascun corpo idrico. Nelle situazioni in cui, ad esempio, una determinata falda acquifera sia sfruttata solo o in larga parte a fini potabili, e questo sfruttamento ne minacci la futura capacità di ricarica, potranno essere adottate restrizioni anche allo stesso uso potabile: sarebbe infatti del tutto inefficace imporre limitazioni a impieghi diversi, nel caso siano decisamente marginali.

 

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