Università: la Scuola Superiore Sant'Anna decima al mondo nella ricerca

Un piazzamento eccezionale per il piccolo Ateneo pisano nel QS World University Rankings. La rettrice Nuti: "La sfida ora è consolidare questi risultati". L'Università di Pisa scala 33 posizioni

Un risultato eccezionale per la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa che, nella sedicesima edizione del QS World University Rankings, la classifica universitaria globale più consultata al mondo, che comprende i mille migliori atenei a livello globale, risulta la decima università al mondo relativamente alle 'Citations per Faculty', l’indicatore che misura l’impatto della ricerca prodotta rispetto al numero di ricercatori. Si tratta di “un risultato eccezionale”, come lo definiscono gli stessi analisti di QS Quacquarelli Symonds. Non è l’unico indicatore che premia la Scuola Superiore Sant’Anna che si conferma, infatti, tra i primi 200 atenei al mondo e, relativamente alle università italiane presenti nel ranking, mantiene la seconda posizione, dopo il Politecnico di Milano e a pari merito con l’Università di Bologna. Inoltre, la Scuola Superiore Sant'Anna e la Scuola Normale Superiore sono le uniche due università italiane a classificarsi entro le prime 100 al mondo nel rapporto 'Faculty/Student', indicatore che misura la proporzione tra docenti e allievi. La Normale ricopre infatti la 16ª posizione mentre la Scuola Sant'Anna è al 100° posto al mondo.

Il Politecnico di Milano si conferma per il quinto anno consecutivo la prima Università Italiana ottenendo il proprio risultato migliore e il secondo risultato nazionale di tutte le edizioni. Il Mit (Massachusetts Institute of Technology di Boston - Usa) domina la classifica per l'ottavo anno consecutivo, segnando un record assoluto. Con 34 università classificate, l'Italia è il settimo paese più rappresentato al mondo in questa edizione e il terzo dell'Unione Europea, dopo il Regno Unito (84) e la Germania (47) e prima di Francia (31) e Spagna (27).

“I risultati del QS World University Rankings - sottolinea la rettrice della Scuola Sant'Anna Sabina Nuti - confermano lo straordinario impegno portato avanti dai docenti e dai ricercatori della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dal mio predecessore Pierdomenico Perata, a cui voglio esprimere la gratitudine di tutta la nostra comunità. La nostra strategia, focalizzata in particolare sulla ricerca, si è rivelata vincente e oggi ne arriva un’ulteriore conferma. Considerando le nostre piccole dimensioni, concordo con Ben Sowter, direttore della QS Intelligence Unit, e ritengo questo risultato sulla ricerca e, più in generale, sul nostro posizionamento complessivo, come un risultato eccezionale”.

“I parametri valutati per queste classifiche tengono conto, da un lato, della produzione scientifica e, dall’altro, del livello di reputazione dell’ateneo, validato dalle citazioni ma soprattutto dal riconoscimento tra pari - prosegue Nuti - riuscire a competere, ad essere conosciuti e soprattutto riconosciuti come istituzione di riferimento internazionale è un elemento di soddisfazione. Considerando che la Scuola Superiore Sant’Anna non è presente in tutte le discipline, ma soltanto nei settori delle Scienze Sociali (Economia e Management, Giurisprudenza, Scienze politiche) e delle Scienze Sperimentali (Ingegneria industriale e dell’informazione, Medicina, Scienze Agrarie e Biotecnologie) e che conta solo su circa 150 tra docenti e ricercatori e circa 250 assegnisti di ricerca, il successo conseguito sulla ricerca è ancora più significativo”.

“Pensando al futuro, la sfida è consolidare questi risultati e investire ancora di più sui temi di frontiera combinando questa eccellente capacità di produzione scientifica con la capacità di divulgarne i risultati, dando pieno compimento alla ‘terza missione’ delle università, per farne un patrimonio che possa dare valore aggiunto alla collettività” conclude la rettrice Nuti.

Università di Pisa

Buon risultato anche per l’Università di Pisa che scala 33 posizioni nel QS World University Ranking 2020 confermando e migliorando il trend di crescita degli ultimi quattro anni, e si piazza al 389° posto al mondo fra le oltre mille istituzioni accademiche censite. In particolare l’Ateneo pisano mantiene come punto di forza la propria reputazione (192° posto) e registra una crescita nella produttività scientifica, dove avanza di 40 posizioni (369° posto). A livello italiano l’Ateneo mantiene la nona posizione in classifica come scorso anno e si conferma primo fra le università generaliste toscane.

"Il ranking elaborato dall’agenzia QS è tra i più autorevoli a livello internazionale e si basa su indicatori che misurano la reputazione degli Atenei, il rapporto docenti/studenti, la produttività scientifica e il livello di internazionalizzazione - sottolineano dall'Ateneo pisano - alcuni di questi indicatori, quali ad esempio il rapporto docenti/studenti, portano le grandi università pubbliche e generaliste italiane a essere svantaggiate rispetto ai competitor internazionali e alle istituzioni di minori dimensioni. Ciò nonostante, gli Atenei che sono particolarmente impegnati sulla ricerca e godono di buona reputazione internazionale, come è nel caso dell’Università di Pisa, riescono a posizionarsi nella parte alta della classifica".
La buona performance dell’Università di Pisa nel QS World University Ranking conferma i risultati relativi alle singole discipline già pubblicati a febbraio scorso sempre dall’agenzia QS. In questo ambito, l’Ateneo ha registrato punte di eccellenza nei settori in cui vanta una lunga e consolidata tradizione, fra cui 'Classics and Ancient History' (26° posto), 'Mathematics', 'Physics and Astronomy' e 'Computer Science and Information Systems' (tutte tra 51° e 100°) e 'Library and Information Management' (50° posto).

"Il nostro Ateneo - ha commentato il rettore Paolo Mancarella - ha nella reputazione accademica un suo indubbio punto di forza, che viene confermato anche dalla classifica pubblicata da QS. Mi piace segnalare, inoltre, che si evidenzia un significativo miglioramento nella qualità della produzione scientifica: questo ci spinge a continuare nella direzione intrapresa sin dall’inizio del mio mandato, in termini di investimenti a sostegno della ricerca ma anche di politiche di reclutamento sempre più orientate alla valorizzazione del merito".

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