Sposa Bambina, Africa Insieme: "Pretesto per sfrattare la famiglia"

L'associazione è indignata per i motivi e le modalità dello sfratto ai danni della famiglia nomade. Si rivolgerà agli organismi internazionali di tutela dei diritti

Questa volta  a parlare del caso sulla "Sposa bambina" è Sergio Bontempelli, il presidente dell'associazione "Africa insieme". Bontempelli ha definito lo sfratto un fatto di "inaudita gravità", ritenendone ingiusti i motivi. Infatti la donna, nonché madre del marito della "sposa bambina", è attualmente sotto processo e non è stata ancora condannata per i reati di cui è stata accusata.

Un fatto di cronaca che ha scosso l'opinione pubblica, data la gravità dei crimini imputati alla famiglia dello sposo. La famiglia, di cui fa parte la donna, avrebbe organizzato un tipico matrimonio secondo la tradizione Rom nel 2010. La ragazzina kosovara, allora tredicenne, sarebbe arrivata in Italia e dopo breve tempo, secondo le dichiarazioni fatte alla Polizia, avrebbe cominciato a subire abusi e maltrattamenti da parte del marito e degli altri membri della famiglia.

"Come noto, la donna non ha ancora avuto una condanna - spiega Bontempelli nel suo comunicato - ed è in attesa di processo. Gli esiti, peraltro, non sono affatto scontati, perché le indagini hanno fatto emergere molte contraddizioni nella tesi dell’accusa. Attuare uno sfratto sulla base di un semplice capo di imputazione è comunque illegale. La dichiarazione dei diritti dell’uomo stabilisce che ogni accusato di reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata in un processo".

Il presidente Bontempelli dichiara che la storia di questi anni dimostra che gli sfratti effettuati sulla base di semplici capi di imputazione hanno rappresentato solo un pretesto per allontanare le famiglie Rom. Proprio per questo ritiene che la legalità non sia veramente il motivo e l’obiettivo principale che ha fatto eseguire lo sfratto alla pubblica amministrazione.

"Non è affatto vero che il TAR ha dato ragione al Comune - continua Bontempelli -  il giudice si è limitato a dichiarare improcedibile il ricorso. In termini semplici, significa che ha deciso di non decidere. I contratti per le case di Coltano, infatti, durano appena sei mesi, e devono essere rinnovati ogni volta, sulla base di una decisione discrezionale dell’amministrazione. Quindi il giudice non ha dato ragione a nessuno, semplicemente, non si è espresso".

"Noi contestiamo le modalità e i tempi con cui è stato effettuato lo sfratto - conclude il presidente dell'associazione Onlus - per allontanare la donna con i suoi bambini si è scelto il periodo più freddo degli ultimi 27 anni. Come soluzione temporanea è stata proposta un’accoglienza di poche ore, separando la madre dai suoi figli: una procedura crudele e senza senso. Inoltre si è allestito un inedito dispiegamento di forze dell’ordine, chiudendo tutti gli accessi al villaggio e impedendo l’accesso a un giornalista free-lance intervenuto sul posto".

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Africa Insieme si impegnerà quindi nella tutela legale della donna e si rivolgerà agli organismi internazionali di tutela dei diritti.

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