Lo Stato acquista la 'Testa Lorenzini' e la porta a Firenze: "Il 'Sacco di Volterra' continua"

Il bene è considerato uno dei più importanti reperti etruschi. Il sindaco Buselli: "Il ministero ha perso un'occasione per dare valore ai territori"

La 'Testa Lorenzini', il reperto etrusco proveniente da Volterra e considerato tra i più importanti conosciuti, è stato acquistato dal ministero per i Beni e le attività culturali, esercitando un diritto di prelazione su proposta della soprintendenza archeologiabelle arti e paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato. Dopo varie vicissitudini giudiziarie la scultura, ora in mani pubbliche, potrà dunque essere esposta in un museo. Verrà tuttavia esposta non a Volterra ma Firenze.

Una decisione che il sindaco di Volterra, Marco Buselli, definisce "del tutto innaturale. Lo Stato - afferma Buselli - che ha esercitato il diritto di prelazione, avrebbe potuto e dovuto aprire un confronto con il territorio di provenienza dell'opera. Finché davvero i territori non verranno ascoltati, difficilmente verranno prese decisioni sagge. In questa vicenda ha vinto l'arroganza di qualche meandro della burocrazia ed il ministero ha perso un'occasione per dare valore ai territori. Meraviglia che la comunità scientifica resti in silenzio. Il 'sacco di Volterra' continua, seppur in modo strisciante. Ringrazio chi, come me, ha provato a rimediare a questa ingiustizia, purtroppo senza riuscirci".

La 'Testa Lorenzini'

Si tratta di una testa maschile, di dimensioni superiori al vero, verosimilmente pertinente ad una statua di culto. E' un  reperto di grandissima importanza che fu definito dall'archeologo Ranuccio Bianchi Bandinelli "la più greca delle opere etrusche". La scultura, realizzata in marmo delle Apuane e attribuibile alla produzione etrusca tardo-arcaica (tra la fine del VI e gli inizi del V secolo a.C.), può essere considerata una delle più ragguardevoli testimonianze scultoree dell’Etruria.

L’opera è ascrivibile a una classe di manufatti scultorei in marmo assai poco documentata in Etruria settentrionale. L’attribuzione della testa con buona probabilità a un atelier etrusco fortemente improntato alla tradizione scultorea greco-orientale, non senza ascendenze attiche, offre spunti di estremo interesse nell’ambito del dibattito relativo alle modalità di ricezione, di rielaborazione e di irradiazione dei modelli in età arcaica, conferendo all’opera un particolare rilievo per la comprensione della cultura figurativa dell’Etruria arcaica centro-settentrionale.

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