Turismo e musei: "Serve coordinamento fra strutture e tutela dei lavoratori"

Le riflessioni di Sgb e 'Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali'

Sgb e 'Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali' riflettono sul ruolo e sulla valorizzazione del sistema turistico e museale della città. "Pisa - analizzano - è una città figlia di diverse città; la città dei residenti, quella degli studenti e la città dei turisti. 'Enti' che da sempre hanno avuto moltissima difficoltà nel confrontarsi e nel dialogare in maniera programmatica. La città dei turisti ad esempio ruota, per per lo più, attorno a piazza Duomo e a tutto quello che concerne la suddivisione stessa di uno dei luoghi più scenografici del Paese".

"Da tempo immemore si parla di 'decongestionare' il turismo a senso unico, quello che si ferma poche ore attorno a Piazza dei Miracoli. La soluzione esisterebbe, ossia inserire negli itinerari il sistema dei 'musei dei Lungarni', una buona idea che tuttavia, con la recentissima apertura del museo delle navi Antiche, potrebbe tramutarsi in percorsi reali. Il sistema museale pisano, del resto, escludendo la fabbrica di denaro che continua ad essere piazza Duomo, vive una forte crisi, che sembra non arrestarsi. Basti pensare al Museo Nazionale di San Matteo, vero gioiello dell’arte medioevale europea, rilegato ad aperture col contagocce con uno score di visitatori annuali pari a poche manciate di migliaia di presenze, oppure a Palazzo Reale, semisconociuto perfino agli autoctoni. In ultima analisi le mura, anch'esse da poco presenti nell’offerta culturale della città, viste però come un bene di serie B, da utilizzare sì, ma con moderazione".

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Se da un lato c'è quindi un problema di "vasi non comunicanti", c'è poi quello delle professionalità. "Altra partita interessante - dice la nota congiunta - è quella riguardante le condizioni dei lavoratori della cultura, spesso utilizzati col contagocce, in molto casi sostituiti da personale non esattamente qualificato, lavoratori quasi sempre sottopagati e con professionalità non riconosciute. E’ evidente che alcuni siti restano sotto la diretta responsabilità dello Stato, mentre altri sono di competenza del Comune, è assurdo, nel 2019, chiedere una sorta di patto di responsabilità per lo sviluppo del nostro Patrimonio? E in questo patto inserire precise clausole a tutela della forza lavoro? E’ possibile coniugare la qualità dell’offerta culturale con la qualità del lavoro? E' da un anno che poniamo queste domande, inascoltati, alle autorità locali, reiterarle significa prendere atto che ad oggi l'offerta culturale inadeguata ha ripercussioni negative sulla stessa economia cittadina".

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