Università chiusa fino a dicembre: "Il rettore rivaluti la sua decisione"

Il vicesindaco Bonsangue scrive a Mancarella: "Si rischia di impoverire economicamente e culturalmente la città". Diritti in Comune: "Serve cambiare paradigma, ecco le nostre proposte"

Il vicesindaco di Pisa e coordinatrice provinciale di Forza Italia, Raffaella Bonsangue, ha scritto una lettera al rettore dell'Università, Paolo Mancarella, chiedendogli di "rivalutare la sua decisione di proseguire con la sospensione delle lezioni in presenza, tenuto conto dei dati che stanno via via dimostrando come in Toscana, come nel resto del Paese, la morsa del contagio continua ad attenuarsi". 

"Adesso che, fortunatamente - scrive la Bonsangue - la fase emergenziale pare definitivamente superata, è necessario tornare alla normalità, ricreando quella rete di rapporti che ha fatto di tutta la città una grande Comunità contraddistinta da solide relazioni umane e profonde sinergie, tanto da far considerare Pisa una sorta di ateneo a cielo aperto". Con il contributo degli enti pubblici "primo fra tutti il Comune - prosegue il vicesindaco -  si potranno reperire idonee strutture per far sì che questo avvenga in un contesto di massima sicurezza possibile a garanzia di un corretto percorso formativo e della tutela della salute".

"Gli ultimi dati hanno mostrato la capacità della nostra Università di attrarre molti studenti da fuori regione a riprova della notevole importanza che questa componente studentesca riveste per tutto il tessuto sociale ed economico della città. Negli ultimi tempi, alcune regioni del sud Italia sono intervenute con un contributo per facilitare il rientro, presso le proprie Università, degli studenti fuori sede e per riportare a casa i giovani, dando una mano alle famiglie, anche sul piano economico, non facendo pagare la tassa regionale per il diritto allo studio universitario e le tasse universitarie. Senza peccare di campanilismo né di imprudenza non si può trascurare il rischio di impoverimento non solo e non tanto economico ma anche culturale ed umano che, fatalmente conseguirebbe a danno della nostra comunità da un 'controesodo' degli studenti, tenuto, altresì, conto che altri atenei limitrofi hanno ripreso l’attività con le cautele del caso".

"Da parte nostra - conclude la Bonsangue - le assicuriamo ogni tipo di collaborazione, disponibilità e contributo, per la complessa fase post pandemia, per superare le preoccupazioni per il futuro della nostra Università". 

Diritti in Comune: "Occorre cambiare paradigma"

Sul tema interviene anche Diritti in Comune secondo cui "è necessario cambiare atteggiamento: gli studenti non possono essere visti sempre e solo in una logica di profitto, per cui interessano alla città solo per i soldi che spendono in affitti e consumi (tranne poi lamentarsi per i rumori e la vita notturna)". Diritti in Comune chiede quindi a Università e Comune "delle misure per permettere che da settembre si possa ripartire con la vita 'in presenza' degli studenti in città, attraverso interventi concreti che rendano attrattiva e sostenibile la vita studentesca in città".

Tra le richieste: "incentivi per il sostegno agli affitti agevolati, diretti a chi trasformerà il contratto da canone libero a canone concordato riducendo il canone almeno del 30%, attraverso la riduzione dell’aliquota IMU sull’unità immobiliare locata (così come fatto a Bologna); incentivi per il miglioramento delle connessioni internet negli appartamenti in affitto, attraverso un contributo diretto a chi installi fibra e collegamenti rapidi (così come fatto a Padova); la definitiva cancellazione del Complesso di Santa Croce in Fossabanda dal piano delle alienazioni del patrimonio comunale e il suo utilizzo immediato come residenza studentesca e punto mensa; politiche concrete e di sostegno agli studenti sia per il trasporto pubblico locale sia per le altre forme di mobilità sostenibile in città; definire un percorso che porti alla graduale riapertura delle biblioteche universitarie e cittadine, quali spazi fondamentali per chi studia in città, l’utilizzo degli spazi comunali ed universitari per le attività aggregative, sociali, culturali e di studio autogestite dagli studenti".

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"Crediamo - conclude Diritti in Comune - che gli sforzi debbano andare nella direzione di una collaborazione tra Comune e Università intorno a proposte concrete. Chiediamo quindi che vengano convocati al più presto i tavoli di lavoro previsti dalla CUT dello scorso 9 giugno e che siano prese delle misure operative già dalla prima seduta".

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