Bilancio dell'economia 2010: giù il commercio, ok il turismo

In ripresa il sistema conciario del distretto di Santa Croce sull'Arno e il settore vitivinicolo, forti criticità invece nel settore manifatturiero e in quello dell'edilizia. C'è flessione nelle opere pubbliche a causa dei vincoli imposti dal patto di stabilità. Si salva il turismo, punto di forza del territorio pisano

Il 2010 è stato un anno caratterizzato da una timida ripresa e da un’economia a doppia velocità. E' questo quello che emerge dalla relazione presentata dal presidente della Camera di Commercio di Pisa Pierfrancesco Pacini.

Ad andare meglio sono soltanto i settori collegati alla domanda estera. Le esportazioni pisane, infatti, dopo un biennio di flessioni tornano in terreno positivo: +10,3%. Nonostante l’innegabile valore di questo risultato la provincia di Pisa, a causa della forte incidenza dei settori industriali particolarmente colpiti dalla crisi, mostra maggiori elementi di fragilità rispetto all’Italia e alla Toscana.
Il territorio non è solo quello che in termini di esportazioni ha perso di più nel corso della recessione, ma anche quello che, con il ritorno alla crescita, ha fatto segnare il recupero meno consistente. 
 
Le prospettive 
 
“La situazione di continuo stato di emergenza in cui ci ha indotto la crisi economica - ha sottolineato il Presidente Pacini - non deve distoglierci dall’obiettivo di fondo,  che rimane quello di individuare ed intraprendere percorsi che portino ad un rinnovato sviluppo”.
In questo senso, il territorio pisano ha già intrapreso alcune importanti sfide. Tra queste, significativo appare il progetto di integrazione tra gli Aeroporti di Pisa e Firenze. “Un’integrazione che dovrà però necessariamente passare dalla definizione di un preciso piano industriale e di un sistema di governance che tenga conto dei diversi pesi specifici delle due realtà - ha precisato il Presidente - e magari, in un secondo momento, occorrerà valutare la questione della localizzazione della sede e della direzione operativa del soggetto che verrà a crearsi”.
Non meno importanti per lo sviluppo economico del sistema imprenditoriale pisano, la riqualificazione delle aree industriali ed artigianali di Ospedaletto e Montacchiello, ed il trasferimento alle imprese della ricerca e della tecnologia sviluppate dalle Università e dai Poli di Innovazione. 
 
 
I numeri in breve
 
Export - Pur raggiungendo nel 2010 i due miliardi e mezzo di euro di valore, le esportazioni pisane si trovano ancora 18 punti percentuali al di sotto dei livelli registrati nel 2008. Questo perché la ripresa delle vendite all’estero ha riguardato solo alcune componenti del tessuto produttivo locale. Assoluto protagonista del recupero registrato lo scorso anno è stato il comparto “pelli-cuoio”, che da solo ha contribuito per 6 punti percentuali su 10 alla crescita complessiva delle esportazioni provinciali. 
Decisamente inferiori gli apporti di altri settori rilevanti del territorio come la meccanica (+2 punti percentuali) e l’elettronica (+1 punto), mentre negativo è stato il contributo dei metalli (-3) e dei mezzi di trasporto (-2).
Industria - La produzione industriale del manifatturiero ha soltanto arrestato il tasso di caduta segnando, nella media del 2010, una diminuzione dello 0,3%: un risultato peggiore di quello regionale e nazionale. Rappresentano un significativo freno alla crescita le performance di settori rilevanti del nostro sistema produttivo, in particolare i mezzi di trasporto e, almeno in parte, le calzature. Anche i settori più orientati al mercato interno, si pensi soprattutto alla filiera edile, continuano a segnalare la presenza di forti criticità. Per contro, la meccanica, la chimica, i metalli ed alcuni spezzoni del sistema moda, soprattutto la concia, hanno mostrato di saper agganciare la ripresa recuperando almeno parte della produzione perduta. 
Piccola Impresa - Anche il mondo della piccola impresa e della subfornitura, tradizionalmente più legato alle vicende del mercato interno, non mostra particolari spunti di vivacità. Pur registrando un generale rallentamento della flessione, il fatturato delle imprese artigiane e delle piccole imprese non artigiane della provincia di Pisa fa segnare comunque un segno negativo (5,9% e 3,3%). Un timido segnale positivo proviene dal distretto di Santa Croce sull’Arno, dove la filiera del cuoio, trainata dall’export, torna a registrare evoluzioni lievemente positive, sia in termini di fatturato, +0,7%, che di addetti, +0,2%. Il dato più incoraggiante per il mondo della piccola impresa pisana rimane quello relativo agli investimenti che sarebbero in crescita rispetto all'anno precedente: un importante segno di fiducia nel futuro. 
Commercio - Negativa, anche a livello provinciale, l’evoluzione del commercio al dettaglio, che fa segnare nell’anno appena trascorso, una caduta delle vendite nominali di un ulteriore 3%. 
Costruzioni - Per quanto riguarda il settore delle costruzioni, le evoluzioni del fatturato e degli addetti delle piccole imprese edili, e le ore lavorate dalle imprese più strutturate, confermano il perdurare della fase recessiva. Le opere pubbliche, depresse dai vincoli del patto di stabilità, fanno sì che anche l’andamento degli importi degli appalti banditi nella nostra provincia registri un’ulteriore contrazione, quantificabile, per i primi undici mesi del 2010, in 3,1 punti percentuali. 
Agricoltura e allevamento (settore primario) - All’interno del settore primario, pesanti difficoltà si registrano per i cereali, l’olio e la zootecnia, mentre, grazie alla spinta dei mercati esteri, timidi segnali positivi sono arrivati dal vitivinicolo. In un quadro complessivamente ancora critico il comparto ortofrutta evidenzia segnali confortanti solo per le aziende che sono arrivate a “controllare” direttamente parti significative della filiera.
Turismo - Il turismo, uno dei settori di punta del nostro territorio, segnala evoluzioni tutto sommato positive, grazie ad una crescita delle presenze ufficiali che, dopo il +7,1% del 2009, si assesta nel 2010 al +5,8%. 
Sofferenze bancarie - Il 2010, nonostante alcuni segnali di miglioramento, non porta particolare sollievo sul fronte degli equilibri economico-finanziari delle imprese pisane. Sono infatti ancora da evidenziare, sia l’ulteriore aumento delle aziende entrate in procedura concorsuale (+23%), sia la crescita delle sofferenze bancarie, che a fine 2010, raggiungono il 4,1% dei prestiti. Si tratta di un dato, quello delle sofferenze, assai preoccupante, perché superiore al 2,8% registrato dodici mesi prima ed al 3,2% della media Toscana. Nello studio di Unioncamere Toscana sulla situazione dell’economia regionale ad oltre due anni di distanza dall’esplosione della crisi internazionale è emersa una riduzione significativa, dal 22% al 18%, della quota di imprese pisane che ha fatto ricorso all’indebitamento bancario. Il dato è piuttosto preoccupante, poiché solo il 30% delle imprese ha chiesto fondi per effettuare investimenti, mentre il 61% lo ha fatto per coprire il fabbisogno connesso alla gestione del circolante ed il 25% per ristrutturare la propria situazione debitoria. 
Rapporto banca-impresa - Ancora complicato il rapporto banca-impresa. Se da un lato la quota di aziende pisane che hanno segnalato maggiori difficoltà nell’accesso al credito è scesa dal 31 al 26% - in Toscana si arriva addirittura al 19% - dall’altro, se consideriamo solo quelle che effettivamente hanno richiesto un finanziamento, la percentuale di chi ha segnalato difficoltà schizza al 52%: ben 8 punti percentuali al di sopra della media regionale. Le principali cause di difficoltà sono spesso riconducibili a fattori non strettamente legati al costo, quali garanzie reali e personali che, nell’87% dei casi sono uguali o superiori al fido richiesto, e anche la minore quantità di credito concesso rispetto alle richieste. Si tratta di dati che da soli sono in grado di motivare lo sforzo compiuto dalla Camera di Commercio di Pisa sul versante degli interventi di sostegno al credito che, nel solo 2010, ha visto un impiego di risorse pari a 2,4 milioni di euro. 

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