E' crisi commerciale mondiale, ma l'export toscano vola: Pisa solo +2,2%

I primi sei mesi del 2019 mostrano un +17,9% delle esportazioni regionali, ma ci sono fenomeni da valutare. Pisa sotto la media nazionale. In provincia bene meccanica, motocicli e il vino, male il cuoio

Il commercio mondiale, a causa dell’intensificarsi della crisi commerciale tra Stati Uniti e Cina e alle incertezze relative alla Brexit, rischia di segnare la prima contrazione dalla crisi finanziaria del 2008. Secondo i dati diffusi dall’istituto di ricerca olandese CPB Netherlands Bureau for Economic Policy Analysis, i primi sei mesi del 2019 segnano infatti una 'crescita zero' del commercio mondiale rispetto al primo semestre 2018. All’interno di questo quadro, l’analisi dei dati Istat sulle esportazioni dei primi sei mesi del 2019, diffusi oggi dalla Camera di Commercio di Pisa, mette in evidenza un vero e proprio balzo in avanti dell’export toscano (+17,9% rispetto al primo semestre 2018) mentre più indietro, ma sempre in crescita, troviamo l’Italia (+2,7%) e la provincia di Pisa (+2,2%).

Il dato estremamente positivo della Toscana è tuttavia riconducibile ad alcune evoluzioni estremamente favorevoli registrate su alcuni territori, che dovranno essere verificate nei mesi a venire. Tra queste si segnalano la forte crescita della pelletteria e del sistema moda fiorentino, l’exploit dei lingotti d’oro aretini (bene rifugio durante i momenti di crisi), le vendite di prodotti meccanici di Massa-Carrara e di materiale rotabile di Pistoia. L’export italiano dei primi sei mesi del 2019 è invece sostenuto dalla farmaceutica, seguita dal sistema moda, dalla meccanica e dai metalli.

Il +2,2% messo a segno da Pisa nel primo semestre 2019, si inserisce all’interno di risultati non proprio lusinghieri realizzati negli ultimi tempi. A sostenere lo sviluppo dell’export pisano contribuiscono le due-tre ruote, la meccanica e le bevande mentre pesano le flessioni di cuoio, calzature, metalli e farmaceutica.

"Pur in crescita - dice il presidente della Camera di Commercio di Pisa, Valter Tamburini - l’andamento dell’export pisano continua ad essere al di sotto delle potenzialità di una provincia che ha nel manifatturiero uno dei suoi pilastri. La questione Brexit e i venti di protezionismo che soffiano sui mercati internazionali sono elementi che possono mettere ancora più in difficoltà il nostro sistema produttivo. Per rilanciare la capacità esportativa delle piccole e medie imprese pisane, la Camera di Commercio mette a disposizione una prima assistenza gratuita per coloro che vogliono lanciarsi, senza improvvisare, sui mercati internazionali: invito pertanto le imprese interessate a contattare i nostri uffici per maggiori informazioni".

Bene meccanica, motocicli e bevande

I primi sei mesi del 2019 evidenziano l’exploit della meccanica pisana (+23,8% rispetto al medesimo periodo del 2018, +3,75 il contributo alla crescita). Considerando i paesi di destinazione delle vendite emerge con forza la spinta della domanda asiatica: Cina, Corea del Sud, Bangladesh, Taiwan, Iran, India e Iraq. A questi paesi vanno ad aggiungersi le performance altrettanto interessanti di Francia, Germania, Spagna e Regno Unito. Tra le diverse branche della meccanica deciso passo in avanti (+30,3%, +3,17 il contributo alla crescita) per le macchine di impiego generale (motori e turbine, apparecchiature fluidodinamiche, pompe, ecc.) e le altre macchine per impieghi generali (forni, macchine per il sollevamento, utensili portatili a motore, refrigeratori non domestici, ecc.) che mettono a segno un +56,2% (+0,74 il contributo alla crescita) mentre registrano una battuta d’arresto le vendite di altre macchine per impieghi speciali (macchine specifiche per l’industria, -0,2%).

Molto positiva anche la dinamica dell’export pisano di cicli e motocicli: si tratta di un +10,7% che spinge le vendite estere pisane di ben 2,16 punti percentuali e porta il settore al primo posto a livello provinciale. Il dato, a livello di paese, è spiegato dagli ottimi risultati messi a segno sul mercato europeo: Germania (+26,6%), Francia (+16,8%), Spagna (+12,8%), Svizzera (+25,4%) e Austria (+9,2%). Buoni però anche i dati delle vendite dirette negli Stati Uniti (+9,3%) e negli Emirati Arabi Uniti (+65,6%).

Terza piazza, in termini di contributo alla crescita dell’export pisano, per le bevande (+15,8%). Il vino pisano (il principale componente della voce bevande) mostra una forte capacità di penetrazione sui mercati esteri mettendo a segno il tasso di sviluppo più elevato tra le dieci province della Toscana. Scendendo a livello di paese, e seguendo l’ordine del contributo alla crescita, triplicano le vendite dirette in Giappone, +47,4% quelle verso la Germania, crescita esponenziale per la Romania (dove Pisa non aveva esportato nei primi sei mesi del 2018), +86,1% verso la Finlandia, +4,1% dirette negli Stati Uniti, sestuplicate quelle imbarcate per Singapore, +48,8% quelle verso il Regno Unito e più che triplicate quelle con destinazione Hong-Kong.

Tra i settori in crescita, piccolo passo in avanti anche l’abbigliamento (+0,9%) e gli altri prodotti chimici (+0,4%).

Male il cuoio

Purtroppo altri comparti rilevanti per l’economia pisana segnano una battuta d’arresto. Primo fra tutti il cuoio che arretra del 9,9% spiegando ben -2,37 punti sui +2,18 della crescita complessiva dell’export pisano. Il cuoio pisano cede molti punti su importanti mercati di riferimento come Hong- Kong (-22,6%), Svizzera (-53,5%) ma anche Cina (-14,0%) e Spagna (-6,1%). Perdono quota anche le vendite dirette in Guatemala che molto bene avevano fatto nel 2018. A poco servono gli incrementi registrati nelle Filippine, Corea del Sud e Taiwan. In flessione troviamo anche le calzature che con un -15,5% pesano per -1,09 sulla dinamica complessiva dell’export provinciale. I paesi più importanti che hanno registrato arretramenti sono Svizzera (-46,6%), Stati Uniti (-16,9%) e Spagna (-40,6%).

Innestano la retromarcia anche i metalli di base non ferrosi (-20,3%, -0,37 il contributo alla crescita) con valori negativi in molti paesi europei: Germania (-33,2%), Svizzera (-47,5%), Paesi Bassi (-48,7%), Repubblica Ceca (export pressoché azzerato), Austria (-33,5%) e Belgio (-61,1%). Tra i comparti tradizionalmente vocati all’export si segnala la forte contrazione delle vendite di mobili (-11,8%). A determinare la pesante battuta d’arresto contribuiscono, in ordine di incidenza sul dato complessivo di settore, la Russia (-35,5%) e la Francia (-21,7%) seguite dall’Arabia Saudita (- 60,5%) anche se vi sono spunti interessanti verso India (export decuplicato), Vietnam (quasi triplicate le vendite), Stati Uniti (+14,6%) ed Emirati Arabi Uniti (+16,1%).

Dopo i buoni risultati del 2018, passo indietro anche per la farmaceutica pisana che segna nel primo semestre del 2019 un -15,8%, vale a dire un contributo negativo per -0,32 punti percentuali. Forti sono le contrazioni registrate nel vecchio continente con le vendite dirette in Austria che cedono il 13,2%, quelle verso la Spagna il 14% ed il Regno Unito il 26,7%. Quasi azzerate l’export diretto negli Usa. Flessioni meno rilevanti per gli altri comparti come la chimica di base (-0,6%), gli utensili (soprattutto per la perforazione del suolo e la costruzione di pozzi) (-3,1%) ed il vetro (-2,1%).

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