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Crisi economica: rallentamenti e pessimismo nelle imprese pisane

Il rallentamento dell'economia continua a mettere in difficoltà gli equilibri finanziari delle aziende. Il pessimismo diffuso porta così ad un impoverimento delle strategie imprenditoriali pisane

Redazione 6 luglio 2012

Rallentamento dell’economia e peggioramento della situazione finanziaria stanno purtroppo alla base del diffuso senso di scoraggiamento che si respira all’interno del sistema imprenditoriale pisano e toscano. Sono questi, in estrema sintesi, i risultati dell’indagine realizzata dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Pisa, su circa 150 imprese della provincia per comprendere gli andamenti economici e le criticità.

ANDAMENTI ECONOMICI DELUDENTI
Il segnale più eloquente del riacutizzarsi della crisi emerge osservando gli andamenti del fatturato. La quota di imprese che dichiara un aumento del proprio giro d’affari rispetto all’anno precedente, diminuisce in modo consistente tanto in provincia di Pisa (dal 24% del 2010 al 7% del 2011) quanto in Toscana (dal 15% all’8%) con previsioni che, per il 2012, fannno segnare un’ulteriore contrazione. Così come segnalato da altre indagini, anche nel 2012 il mercato domestico sarà quello che mostrerà gli andamenti più deludenti: oltre la metà delle imprese pisane prevede infatti una contrazione del mercato interno, mentre “solo” il 27% si aspetta una diminuzione di quello estero. Il clima di sfiducia che si è progressivamente venuto a creare determina inevitabili ripercussioni sui livelli occupazionali e sugli investimenti. Solo l’1% delle imprese - tanto toscane quanto pisane - dichiara di voler aumentare i propri organici mentre il 7% delle aziende pisane e l’11% di quelle toscane intendono ridurli. L’evoluzione della quota di imprese che dichiarano di aver in corso
attività di investimento certifica lo stato di difficoltà e di profonda incertezza in cui si dibatte il sistema imprenditoriale pisano: solo il 9% delle imprese pisane farà investimenti nel corso di quest’anno.

PROBLEMI SUL VERSANTE DELLA LIQUIDITA’ E DELL’ACCESSO AL CREDITO
Il riacutizzarsi delle difficoltà sul versante economico riporta in primo piano i problemi finanziari delle imprese, tra l’altro ulteriormente esasperati da condizioni di accesso al credito che si sono fatte nuovamente difficili. A fronte di una quota sempre più elevata di imprese pisane che ha concesso ai propri clienti di dilazionare i pagamenti (passata dal 36% del 2010 al 43% del 2011), la percentuale di
imprese che ha chiesto una dilazione dei propri debiti commerciali è scesa, nel giro di un solo anno, dal 27 all’8%. Anche per il 2012 il 40% degli imprenditori pisani prevede un ulteriore peggioramento della propria situazione in termini di liquidità. L’andamento dei diversi canali di finanziamento evidenzia come una quota crescente di imprese abbia ridotto l’apporto di nuove risorse per la conduzione della propria attività. La quota di imprenditori pisani che ha ricapitalizzato la propria impresa, segnala una nuova e più marcata riduzione passando dal 30% del 2010 al 13% di fine 2011, mentre la percentuale di imprese che ha fatto ricorso all’indebitamento bancario scende addirittura al 10%. Solo leggermente inferiore rispetto a quanto rilevato nell’indagine condotta lo scorso anno, la percentuale di imprese pisane che, avendone fatto richiesta, ha visto peggiorare le condizioni di accesso al credito: il 45% del totale. La principale causa di queste difficoltà è riconducibile a forme di vero e proprio razionamento come le maggiori garanzie reali e personali richieste e le minori concessioni credito/scoperto (motivazioni segnalate dall’82% delle imprese). Oltre a queste, tuttavia, emerge anche
una maggiore onerosità dei prestiti in termini di tassi di interesse, segnalata dal 70% delle aziende.

Anche le motivazioni alla base delle richieste di finanziamento segnalano le difficoltà che le imprese stanno attraversando: l’82% delle aziende ha infatti necessità di garantire, attraverso il credito, adeguati flussi di finanziamento alla propria attività corrente mentre solo il dieci per cento ha chiesto finanziamenti per effettuare investimenti o per riorganizzare la propria azienda. Essenziali, secondo l’indagine, i rapporti con le banche del territorio. La loro maggiore disponibilità a fornire credito, dovuta probabilmente ai minori problemi sul fronte della provvista rispetto alle banche nazionali, fa sì che l’86% delle imprese pisane si rivolga a banche regionali.

I SEGNALI DI SCORAGGIAMENTO SONO SEMPRE PIU’ DIFFUSI
La fase che sta nuovamente portando il sistema verso la recessione diffonde, all’interno del mondo imprenditoriale, un pericoloso clima di scoraggiamento. Rispetto alle scorse rilevazioni i dati più recenti segnalano infatti un minor ricorso a strategie classificabili come “aggressive” e anche le strategie “difensive”, comunque più gettonate rispetto alle prime, subiscono un generalizzato ripiegamento.
Tra le strategie classificabili come “aggressive”, pur meno praticate rispetto allo scorso anno, risulta ancora diffuso il miglioramento dei prodotti/servizi offerti (azione intrapresa dal 43% delle imprese) mentre si riduce la quota di imprese che vogliono individuare nuovi canali/forme di distribuzione, cercare nuovi sbocchi in Italia e, soprattutto, all’estero. In diminuzione anche l’adesione ad iniziative
di rete attivate da associazioni di categoria, consorzi o enti pubblici (passata nel giro di un anno dal 27% al 10%).
Tra le azioni “difensive”, il 51% delle aziende ha razionalizzato i costi per il perseguimento di una maggiore efficienza ed il 42% ha compresso i propri margini. Preoccupa inolte rilevare come sia salito, dall’8% al 13%, l’abbandono dei mercati finora presidiati.

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