Inaugurazione mostra 'Impronte. Tra fotografia e scultura'

Sabato 9 marzo, alle ore 18:00, Passaggi Arte Contemporanea inaugura la collettiva Impronte. Scultura e fotografia nel lavoro di Nicolò Cecchella, Darren Harvey-Regan e Marco Maria Zanin, a cura di Angela Madesani.

Impronte indaga la relazione tra il linguaggio della fotografia e della scultura attraverso un dialogo serrato tra le opere di tre artisti che hanno posto tale questione al centro delle loro ricerca. Una ricerca che ha le sue radici in alcuni illustri maestri, da Medardo Rosso a Costantin Brancusi, a Georges Vantongerloo e comporta una riflessione su concetti intrinseci al significato stesso di riproduzione fotografica, quali quelli di registrazione, calco, indice, anacronismi temporali.

Ciascuna artista è presente in mostra con opere rappresentative del proprio percorso di ricerca. Numerosi sono i rimandi e gli echi che si intessono tra i lavori reciproci.

La ricerca di Nicolò Cecchella si configura come indagine sull’origine del visibile, un’interrogazione con linguaggi diversi sul senso della rappresentazione. Un tema ricorrente nel suo lavoro è quello del calco, gesto archetipico inscritto nella fisicità, che coinvolge la figura umana tra presenza e assenza. In mostra, le due barre in bronzo di Traccia recano i segni dello scavo di denti. Calchi in terracotta del volto dell’artista compongono l’installazione Volto terra; uno di essi è dipinto internamente con pittura al platino, trasformandosi in un luogo di luce e di riflessi. Volto Ombra, ulteriore rielaborazione fotografica dei calchi dei volti, condensa il percorso di ricerca: la terracotta come materiale empatico originario e luogo naturale della traccia, ombra e luce come generatori di forme, di proiezioni, di sembianze, la tecnica fotografica come possibilità di permanenza della forma. Attorno al tema di ciò che resta del rappresentato è incentrato il raffinato progetto Statua, raccolta di scatti nei Musei di Roma di antiche statue mutile.

Anche Marco Maria Zanin legge le proprie installazioni e sculture attraverso la fotografia per andare oltre una dimensione prettamente documentaria, lasciando affiorare anacronismi e stratificazioni temporali. Se i resti appartenenti al passato “possono essere considerati come dei sintomi di altre temporalità che pulsano sotto la superficie del presente” - così come affermato da Didi-Huberman - la rilettura degli oggetti del mondo contadino veneto (Ferite/Feritoie) o degli scarti architettonici di vecchi palazzi brasiliani (Natura Morta, Restituzione) operata da Zanin rompe lo status attribuito all’oggetto dalle categorie di pensiero della temporalità dominante, creando un cortocircuito che decontestualizza e apre a nuove letture l’immagine-oggetto, donandogli una dimensione eterea.

Nel percorso artistico di Darren Harvey-Regan il rapporto tra scultura e fotografia è portante, sebbene sia quest’ultima il linguaggio primario di riferimento. L’artista indaga la relazione tra bidimensionalità e tridimensionalità, effettuando una ricerca di matrice linguistica sugli slittamenti dei diversi linguaggi dell’arte, come è evidente nelle opere in mostra Phrasing e The Erratics#3. La sua ricerca è scultorea nel processo per giungere a un esito fotografico. Tra i due linguaggi figurativi intercorre sempre un dialogo molto complesso, in cui a volte è la fotografia a prevalere, e dove le opere scultore sono spesso realizzate per indagare meglio il medium fotografico.

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